Si ride e soffre quando Bova torna bimbo

Fratelli Unici è l'esempio lampante dei limiti della commedia leggera all'italiana. Sceneggiature banali e troppi stereotipi non permettono al film di brillare

Un film come Fratelli Unici mette in evidenza tutte le potenzialità, ma anche i tanti limiti, della commedia leggera all'italiana. Non si pretende di arrivare ai livelli dei cugini francesi, maestri in questo genere, ma di sforzarsi ad imbastire sceneggiature un po' più fantasiose e meno banali, questo sì. L'idea alla base della pellicola è quella, non nuova, della seconda occasione. Lo si fa con una strada già battuta da altri (l'incidente che toglie la memoria, resettandoti il comportamento) che, comunque, potrebbe offrire spunti divertenti. Purtroppo, solo sulla carta, anche se si sorride in più di una occasione. Interessante l'esperimento di mettere, nel cast, due «maschi Alfa» come Argentero e Bova, penalizzati, però, da una eccessiva caratterizzazione dei loro personaggi.

Pietro (Bova) è un chirurgo di successo e pieno di sè, con alle spalle un matrimonio fallito con Giulia (Crescentini) e padre di una ragazza che ha sempre trascurato. Francesco (Argentero) è, invece, suo fratello, uno stuntman con problemi economici e donnaiolo incallito. Accanto, abita Sofia, (Miriam Leone) che ha una cotta per lui (al pubblico è evidente fin da subito, al personaggio di Argentero no). I due fratelli mal si sopportano fino a quando un incidente farà perdere la memoria a Pietro relegandolo, come comportamenti, a un'età infantile (non chiara, perché in un primo momento si parla di un bimbo di quattro anni, poi di un adolescente). E così, il povero Bova è costretto, per copione, a regredire negli atteggiamenti; in maniera fin troppo esagerata e demenziale, non certo da bambino in età d'asilo. Tutti scoprono un nuovo Pietro, ma cosa accadrà quando la memoria tornerà indietro? La morale? Non si può dimenticare chi si è amato veramente. Un po' come quella commedia all'italiana con cui, un tempo, dettavamo le regole nel mondo e che ora abbiamo ridotto a banale messinscena.