La sindrome di Stendhal? Esiste e colpisce agli Uffizi

La sindrome di Stendhal provoca tachicardia, vertigini, capogiri di fronte alla bellezza assoluta di certe opere. Brividi che possono ricordare quelli che vuole provocare Dario Argento nella raccolta Horror

La nascita di Venere (Wikipedia)

Sempre a Firenze succede, come quella volta a Marie-Henri Beyle, detto Stendhal (1783-1842), quando uscì da Santa Croce, e non capì più nulla. Sindrome di Stendhal: «Complesso di manifestazioni di disagio e sperdimento psichico conseguenti a una forte esperienza emozionale subita, in particolare, da visitatori di centri storico-artistici dove più forte e caratterizzante è il contesto culturale» spiega la Treccani. E quale luogo è un concentrato di «contesto culturale» se non gli Uffizi? Così oggi, anni Duemila, come all'epoca del Grand Tour, può accadere che qualche turista sia colto da quella stessa sindrome. «Ho assistito a casi estremi in cui visitatori svengono dopo aver ammirato la nostra straordinaria concentrazione di bellezza» ha ammesso il direttore Eike Schmidt. Estremi, per carità. Ma ci sono anche casi più quotidiani, meno eclatanti eppure indicativi di quel certo «sperdimento» stendhaliano: «Più di frequente altri, al termine della visita, felici per aver visto tanti capolavori dell'arte, si mettono a piangere dalla commozione». E poi dicono che la gente oggi sia distratta dai telefonini, e il turismo sia solo mordi-e-fuggi (e svieni, magari).La sindrome di Stendhal provoca tachicardia, vertigini, capogiri di fronte alla bellezza assoluta di certe opere. Brividi che possono ricordare quelli che vuole provocare Dario Argento nella raccolta Horror

. Storie di sangue, spiriti e segreti (Mondadori): racconti, che potrebbero diventare una serie tv e il primo dei quali - Notte agli Uffizi - è ambientato proprio fra i capolavori della galleria fiorentina. E infatti è agli Uffizi che sono stati presentati, ieri: il regista ha visitato il museo con il direttore Schmidt, soffermandosi in particolare sulla Medusa di Caravaggio, citata nel suo racconto. E proprio Caravaggio, con Botticelli, è fra gli artisti che più «colpisce» i visitatori provocando la sindrome famosa. Ha spiegato ancora Schimdt: «Con la visione dell'arte si può raggiungere anche uno stato di felicità senza far ricorso a farmaci o sostanze stupefacenti». Anche se bisogna essere realisti, e non farsi troppo prendere dal romanticismo: «Non saprei dire se in passato, quando ancora non c'era l'allestimento delle nuove sale, gli svenimenti fossero provocati dalla bellezza dell'arte oppure dalla mancanza di ossigeno per la troppa folla di visitatori davanti alla Venere del Botticelli»...

Commenti

Viva Voltaire

Mer, 07/03/2018 - 10:51

Come si fa a paragonare un'emozione provocata da un'opera d'arte con un film "de paura" di Dario argento...Questo Schmit, che ci spiega che la felicità si può raggiungere senza far ricorso a Medicinali e stupefacenti? Poveri di spirito anche un po'ignorantelli. Sempre peggio!