"Sono bello e dannato ma solo per fiction, mai fatto vita da Suburra"

Il giovane attore protagonista della serie Netflix sulla malavita romana in visione da domani

da Roma

Giovane, bello e... già dannato. Ma solo per fiction, perché Eduardo Valdarnini nella realtà è giovane, 26 anni, è bello (lineamenti dolci, perfetti, ricciolo scuro) e un bravo ragazzo. Con i piedi per terra, una vita sana, senza follie da attore in ascesa, con la voglia di perfezionarsi e di proteggere il rapporto con la sua fidanzata con cui vive a Parigi. Almeno per il momento (e speriamo che resti così)... Perché da domani diventerà una star mondiale: il suo volto sarà trasmesso in 190 paesi e potrà essere potenzialmente visto da 100 milioni di spettatori, gli abbonati di Netflix. Eduardo infatti è Lele, uno dei tre giovani protagonisti di Suburra, la serie tanto attesa, prima produzione italiana della tv in streaming, realizzata da Cattleya in collaborazione con la Rai. È un crime thriller in dieci episodi intriso di violenza, droga e sesso, diretto da Michele Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi, che si cala nella criminalità romana tra interessi terrificanti di famiglie malavitose, politica e Vaticano. Liberamente ispirato al libro di De Cataldo e Bonini, è un prequel del film uscito nel 2015.

Eduardo, come ci si sente sulla rampa di lancio mentre si sta per essere spediti nell'Olimpo della fiction?

«Ho un groviglio nello stomaco e di notte mi sveglio al pensiero che da domani sarò visto in tutto il mondo. Ma cerco di vivere questo momento con leggerezza. Forse non ho ancora realizzato quello che mi sta accadendo, anche perché è successo tutto così in fretta. Mi aiutano a restare sereno le persone che ho intorno e la mia famiglia».

Finora hai recitato nel film Qualcosa di nuovo di Cristina Comencini, prima hai avuto piccoli ruoli. Non è da tutti essere proiettati così velocemente nel mondo del cinema.

«Ho cominciato per caso, in una web serie che mi ha proposto una mia amica. Lì ho scoperto che mi piaceva recitare e che mi riusciva bene. Così mi sono iscritto alla Scuola Volontè e da lì è partito tutto. Ho percorso la strada normale: tanti provini...»

Ma sei nato con il talento o sei stato fortunato?

«Mia madre mi racconta che da bambino amavo recitare a scuola. Da ragazzo mi sono cimentato nella sceneggiatura. Mio padre mi ha solo detto: Fai quello che vuoi ma fallo bene».

L'aspetto estetico ti ha aiutato...

«Non posso certo dire che mi abbia danneggiato, ma spero di essere stato scelto anche per altro, altrimenti non sarei qui».

In Suburra per la prima volta ti cimenti in un personaggio cattivo...

«Sì. Lele è un ragazzo molto lontano da quello che sono io, ovviamente. Un giovane universitario con una bella famiglia, un padre poliziotto, che si ribella al suo mondo nel modo peggiore, avvicinandosi alla criminalità. A lui manca qualcosa, l'affetto della madre e cerca di coprire questo vuoto in maniera sbagliata».

I tre protagonisti, tu nei panni di Lele, Alessandro Borghi in quelli di «Numero 8» e Giacomo Ferrara in quelli di «Spadino» hanno in comune la ribellione verso il padre, la famiglia, fanno quasi tenerezza nella loro ricerca di indipendenza mentre ammazzano, spacciano e devastano.

«Il destino di Numero 8 e Spadino è segnato, loro sono eredi di clan malavitosi. Mentre il mio personaggio, che possiede anche capacità critica, può scegliere la sua strada. Per tutti e tre il tentativo di distacco dalla figura paterna, sotto forme diverse, è comunque patologico».

La tua adolescenza invece come è stata?

«Non è stata burrascosa, perché io ho dovuto fare il figlio diplomatico, essendo quello di mezzo tra il fratello grande e la sorella più piccola...»

Sei nato in Francia, a Dreux, da madre francese e padre italiano, cresciuto a Roma. Nella serie la città è un covo di violenza e depravazione, com'è la tua Roma?

«Certo non è quella descritta in Suburra... Molto più tranquilla e serena... Sono del quartiere Trieste, per me la trasgressione è bere due birre a San Lorenzo. E comunque io adesso vivo prevalentemente a Parigi con la mia fidanzata, e devo dire che il confronto con Roma è amaro».

Prossimi progetti? Hai già altre proposte?

«Veramente no... Speriamo arrivi qualcosa dopo l'uscita della serie. Ma non sono preoccupato. Ora sto cercando di perfezionare il francese. In modo da poter lavorare su più mercati oltre all'Italia».