Spielberg, Re Mida (e genio) della settima Arte

di Pedro Armocida

La notizia è che Steven Spielberg è il primo regista della storia del cinema a superare i 10 miliardi di dollari di incassi al botteghino mondiale. Il bambino di Cincinnati nell'Ohio, che a sette anni girava i primi film in Super8, s'è trasformato nel Re Mida del cinema. Ma con una particolarità. Per una volta tanto quantità e qualità, pubblico e critica (quest'ultima soprattutto recentemente), sono andati a braccetto, d'amore d'accordo. È il miracolo di un artista due volte premio Oscar, forse il Leonardo da Vinci della Settima arte, che ha saputo emozionare e far piangere il mondo con la sua fabbrica dei sogni popolata di storie di alieni (E.T. l'extra-terrestre, Incontri ravvicinati del terzo tipo), di creature terrificanti (Lo squalo e Jurassic Park), di solitari antieroi (Indiana Jones) e di uomini (non) comuni (Schindler's List, The Post, Ready Player One ancora nelle sale). Dietro tutte queste storie, che hanno quasi sempre a che fare con l'accettazione del diverso o con la paura dell'altro (Duel, La guerra dei mondi), si nascondono i traumi del ragazzino che da piccolo, nel suo quartiere, sentiva dire: «Gli Spielberg sono sporchi ebrei». Per questo motivo il regista, a lungo, ha negato le sue origini: «Spesso dicevo alla gente che il mio cognome era tedesco, non ebreo. Sono sicuro che i miei nonni si stiano rivoltando nella tomba». Poi certo avrà modo di riparare e di raccontare i suoi padri, le sue origini come in Salvate il soldato Ryan oppure problematizzando il conflitto israelo-palestinese in Munich arrivando a confrontarsi con la Shoah in Schindler's List dove il livido bianco e nero è macchiato solo dal famoso cappotto rosso della bambina che rappresenta il genocidio individuale di un popolo. Questo aspetto fondante della traiettoria artistica di Spielberg sta diventando via via più palese anche per le sue scelte future, così mentre è al lavoro proprio in Italia su The Kidnapping of Edgardo Mortara sul caso a metà '800 del bambino sottratto alla famiglia di origine ebraica per essere educato a Roma come cattolico, ecco l'altra notizia del suo debutto nel mondo dei supereroi con l'adattamento del fumetto delle avventure di Blackhawk su un gruppo di piloti dell'aviazione impegnati contro i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. «Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente», diceva Montanelli. Almeno con Spielberg, per milioni di spettatori questo pericolo non c'è.