«Squadra mobile» racconta a puntate la Roma criminale Vista da una volante

Veduta aerea su Roma e sulla sua grande bellezza, e poi giù a scendere nell'abitacolo di un'auto. Della Polizia. Lì dentro, con sguardo sognante e onesto a spaziare sulle meraviglie capitoline c'è lui, il commissario Roberto Ardenzi, che gli spettatori hanno amato in tante serie di Distretto di Polizia . «Quanto è bella Roma alla domenica mattina», dice. Poi però la storia (e le storie) porteranno dentro una Roma dove criminalità, corruzione e droga si appostano dietro l'angolo per guastare la festa di questa bellezza. Squadra Mobile - da lunedì prossimo in prima serata su Canale 5, 16 episodi, due a settimana - inizia così, ed è subito chiaro che, a suo modo, la nuova fiction poliziesca diretta da Alexis Sweet, scritta da Pietro Valsecchi, da lui prodotta con Camilla Nesbitt e realizzata da Taodue, sarà uno spin off .

Il commissario Ardenzi (il cui volto resta quello storico di Giorgio Tirabassi) è tornato a Roma dopo un lustro buono passato alla Dia in Sicilia: accanto a sé trova nuovi colleghi, come l'amico fraterno Claudio Sabatini (Daniele Liotti), l'ispettore anti-stalking Isabella D'Amato (Valeria Bilello), l'agente con il vizio della bottiglia Sandro Vitale (Antonio Catania), l'intraprendente Roberta (Elena Di Cioccio) e Giacomo (Pippo Crotti). Tutti affiatati, tutti integerrimi. Anzi, no. Ci sono ombre inquietanti legati a uno di loro: Sabatini/Liotti cova un terribile segreto. E poi c'è la vita quotidiana, con i figli, le mogli, le fidanzate, gli amici.

«Abbiamo cercato di realizzare una serie dichiaratamente popolare - spiega Pietro Valsecchi - A differenza di Distretto , non ci siamo avvalsi della consulenza della Polizia. Abbiamo deciso di fare da noi». Forse perché nel racconto emergono alcune ombre inquietanti? «Beninteso - spiega Valsecchi - io come cittadino mi sento tutelato dalla nostre forze dell'ordine. Anzi, in queste ore ho letto sui giornali di cose dette e fatte dal Capo della Polizia Alessandro Pansa che mi rassicurano. Ma in ogni grande istituzione esistono le mele marce, e nella nostra storia qualcuna emerge».

Il regista Sweet specifica: «Ho trattato questa serie come un documentario, mi sono ispirato al film francese Polisse e alla serie americana Southland . Ma il crimine resta la cornice: c'è più osservazione sociologica sui poliziotti che giallo». Quanto alle aspettative della nuova serie, il direttore di Canale 5 Giancarlo Scheri ha spiegato: «Con il digitale terrestre tutto è cambiato, le cifre di Distretto erano impressionanti: facevamo il 30% di share, più di dieci milioni di spettatori. Oggi farne un po' più di quattro milioni sarebbe un successo». Intanto, a giugno partiranno le riprese della seconda serie, incentrata sul caso «Mafia Capitale».