C'era una volta...Tarantino. Quentin punta alla Palma

Il regista presenta il film sul massacro di Sharon Tate Il cast è stellare, da Di Caprio a Brad Pitt e Al Pacino

da Cannes

C'era una volta Pulp fiction. Era un quarto di secolo fa e Quentin Tarantino vinse la Palma d'Oro. Quest'anno è arrivato in extremis, dopo una folle corsa contro il tempo nella post produzione. Asserragliato da venerdì al Carlton, dove una cintura di guardaspalle lo isola dagli avventurieri dell'intervista, è uscito dal bunker per assistere alla presentazione del film cinese in gara. Passerella con la neo mogliettina di vent'anni più giovane, la cantante Daniella Pick, sposata a novembre, dopo il compleanno di lei e un decennio di fidanzamento. Dai tempi di Bastardi senza gloria, insomma.

A irrompere nel fortino ha provato un cronista israeliano che, con disinvoltura, ha tentato di avvicinare la signora, sua connazionale, ma è dovuto fuggire a gambe levate prima che un guardaspalle gli sequestrasse il telefonino. Quindi è tutta colpa di un'esclusiva firmata con una televisione se i coniugi Tarantino non aprono bocca. C'era una volta a... Hollywood atto primo. Assoluto. Mondiale. Oggi Cannes accoglie il nono film del regista - 95 milioni di budget - che negli Stati Uniti uscirà il 26 luglio e in Italia il 19 settembre. La domanda non è se ci sarà la standing ovation finale ma se Leo Di Caprio, Brad Pitt, Al Pacino, Bruce Dern, Dakota Fanning e compagnia recitante supereranno i cinque minuti di applausi per Rocketman con Elton John in platea.

Secondo quesito. Riuscirà la nostra eroina Margot Robbie a «rubare» il film e - dopo la candidatura agli Oscar per Io, Tonya - assicurarsi, nei panni di Sharon Tate, la statuetta per l'opera più attesa sulla Croisette.

Se dunque le opere in concorso devono temere la corazzata di Tarantino anche agli Oscar l'avviso è spedito. In Costa Azzurra nessuno scommette ma l'attesa è tanta e oggi il regista parlerà ufficialmente.

Fine anni Sessanta. Rick Dalton (Leonardo Di Caprio) è una star tv in declino dopo tanti anni sulla breccia come protagonista di western. Stesso destino travolge la sua controfigura Cliff Booth (Brad Pitt) e i due cercano di trasferirsi nell'universo del cinema, ad entrambi estraneo. Molto è cambiato rispetto ai tempi d'oro e l'unica ad aiutarli è la vicina di casa di Dalton, Sharon Tate. La vicenda prende una piega drammatica perché il 9 agosto 1969 l'allora moglie di Roman Polanski viene assassinata dalla «Famiglia» di Charles Manson nella villa di Cielo Drive e la coppia Dalton-Booth, l'uno faccia inversa dell'altro, si renderanno conto che un mondo sta davvero finendo.

È un film autoreferenziale che racconta il cinema e il passaggio dalla vecchia alla nuova Hollywood. Il potere delle major si estingue con la caduta dei tabù - violenza, sessualità, libertà nei costumi - che il codice di regolamentazione Hays aveva duramente ridimensionato. È l'epoca in cui i grandi registi diventano autori sull'onda di un'evoluzione che in Europa aveva già mostrato segnali con il Neorealismo e successivamente la Nouvelle vague. Il laureato di Mike Nichols, Gangster Story di Arthur Penn e Easy Rider di Dennis Hopper sono i film che sanciscono la nuova era alla quale Tarantino guarda alla sua maniera. Tinte forti, perché sangue e sparatorie non sono risparmiate. Nostalgici bianco e nero, come l'intervista ai due divi al capolinea, alternati a un colore che fa rima con gli anni Ottanta di De Palma e Scorsese, Coppola e Woody Allen, Spielberg e appunto Polanski. In una parola, gli autori.

Tarantino visita storia e cronaca, tra la guerra del Vietnam e l'elezione di Nixon fino alla strage di Charles Manson, rimasto nei primati della giurisprudenza americana. Il processo fu tra i più lunghi della storia americana e finì con condanne a morte ma nel '72 la California abolì la pena capitale e la sentenza fu convertita in ergastolo. Charles Manson è morto nel 2017 a 83 anni ma da domani si aprirà un nuovo capitolo. Le reazioni a casa Tate che ritroverà l'eccidio sul grande schermo.

Commenti

valerie1972

Mar, 21/05/2019 - 10:02

Che per il secondo anno consecutivo Cannes premi un regista vero invece delle solite buffonate inclusiviste? Ci credo poco, ma sarebbe bello ricredersi.