Susan Sarandon si racconta al Taormina Film Fest

A Taormina per presentare The Meddler, l'attrice ha parlato di carriera, vita privata e temi sociali, polemizzando anche su Hillary Clinton

Susan Sarandon torna alle origini e si racconta al Taormina Film Fest: in occasione della 62esima edizione della rassegna cinematografica internazionale, l’attrice premio Oscar è volata in Sicilia, terra natia del nonno, dove ha parlato della carriera e della vita privata, senza risparmiare una stoccata a Hillary Clinton.

Tiziana Rocca Susan, questo il vero nome dell’indimenticabile protagonista di Thelma e Louise, ha tenuto una master class di cinema e si è soffermata sul suo ultimo ruolo in The Meddler; nel film diretto da Lorene Scafaria, presentato nella sezione Grande Cinema al Teatro Antico/Fuori Concorso, l’attrice interpreta una madre dalla presenza ingombrante, a tratti goffa e vulnerabile, ma dotata di grande umanità. Una condizione, quella di madre fortemente legata ai figli, che le è familiare anche nella vita vera, ha raccontato Susan Sarandon, soffermandosi anche sulla sua vulnerabilità nei rapporti amorosi: “È difficile, quando si è avuto un rapporto lungo, essere aperti a una nuova relazione, non si ha voglia di buttarsi […] Mi piacerebbe molto avere un uomo che mi guarda e che mi ascolta come fa J.K. Simmons con Marnie in The Meddler”.

Di nonno ragusano emigrato in America, Sarandon ha anche parlato dei tempi d’oro del cinema nostrano: “Negli anni '50, in Italia c'erano bellissimi film sulle donne diretti da uomini. Non conosco bene il vostro cinema di oggi, ma quello del passato non aveva paura di venerare e ammirare incondizionatamente la donna. A Hollywood non è mai successo e non penso succederà mai”. Ha poi raccontato del suo ruolo in Feud, serie tv incentrata su storiche rivalità tra le star di Hollywood, nella quale vestirà i panni di Bette Davis, “nemica” di Jessica Lange: “Si diceva andassero a letto con gli stessi uomini e che si detestassero cordialmente. Era soprattutto il gossip [...] a metterle una contro l’altra. La serie ci mostra che Hollywood in fondo non è cambiata più di tanto”.

Vita privata e cinema, ma anche politica e temi sociali tra le dichiarazioni dell'attrice, che a proposito di Hillary Clinton ha detto: “[…] non credo potrei votare per lei, non rappresenta nessuno dei valori in cui credo. Anche se stanno venendo fuori verità scomode su di lei e su frodi elettorali [...], nessuno la fermerà. È una macchina che porta soldi, è il miglior candidato repubblicano che abbiamo”.

L’attrice ha inoltre affrontato la questione della cultura della violenza veicolata dal cinema: “Se continuiamo a mostrare che tutto si risolve con le armi, creiamo un clima sbagliato. Nemmeno Internet aiuta, perché ha lasciato spazio a persone cariche di aggressività. Certo esiste la libertà di parola e non va violata, ma anche la violenza verbale è gravissima”. La vera arma da utilizzare, secondo Sarandon, ha a che fare con la fantasia: “Al cinema si predilige l’azione così il pubblico non allena l’immaginazione, perché quando si ha immaginazione, nasce l’empatia e quindi la partecipazione. L’empatia fa paura, perché quando le persone disagiate [...] cominciano a essere considerate individui e non numeri, certe ingiustizie diventano inaccettabili”.