Un thriller rosso come il sangue (e il vino)

Una storia insolita. In un mondo poco conosciuto. Denuncia fin dal titolo la propria originalità, Vinodentro : il film che, tratto dal libro dello scrittore e sommelier Fabio Marcotto, fonde noir e grottesco al sapor di Marzemino, vino eternato dal mozartiano Don Giovanni. «Il cinema s'è occupato poco del mondo del vino; e generalmente in modo scontato o superficiale - riflette Ferdinando Vicentini Orgnani, regista friulano per il quale il vino è da sempre passione (e lavoro) di famiglia - Questo film non solo tenta una descrizione di quel mondo il più precisa possibile; ma soprattutto cerca di raccontarne visivamente gli sfuggenti piaceri, fino al fatale turbamento cui essi possono pericolosamente indurre». Rapinoso e irresistibile come il Marzemino, appunto (citato da Lorenzo da Ponte nel Don Giovanni); e come il vortice di cui resta vittima il protagonista (Vincenzo Amato), che irretito da un faustiano «Professore» (Lambert Wilson), grazie ad un misterioso patto, da timido bancario rapidamente si trasforma in acclamato «wine writer» - cioè in esperto ai massimi livelli - per poi precipitare quale indiziato nelle indagini che seguiranno l'assassinio della moglie (Giovanna Mezzogiorno). Musicato da Paolo Fresu, con la fotografia del due volte candidato all'Oscar Dante Spinotti, basato sulla consulenza dell Fondazione Italiana Sommelier, e in uscita giovedì, Vinodentro «presentava soprattutto una difficoltà - racconta Orgnani (già apprezzato regista di Mare Largo e Ilaria Alpi ) - Tradurre le pagine di Marcotto, essenzialmente descrittive, in un plot di analoga, intrigante seduzione. Questa storia si basa su gusti, sapori, profumi… tutte cose astratte. C'è voluto il coraggio di Evelina Manna, che ha scelto di debuttare come produttrice con un progetto così difficile, e l'ha seguito passo passo, lasciandomi totalmente libero di girare una storia tanto fuori dagli schemi». Di gran presa anche la cura formale dell'ambientazione: «Abbiamo girato in Trentino, e in diversi luoghi singolari, come il museo Mart di Rovereto, fra opere d'arte contemporanea firmate Cinelli e Pistoletto». Sottili ma indiscutibili i richiami profondi su cui il soggetto fa leva: «Il vino è legato alla nostra cultura identitaria. È parte del DNA nazionale, conosciuto in tutto il mondo. Probabilmente, il fascino del soggetto di Vinodentro , parte anche da questo».