Torna Varaldo e fa le fusa alla sua «Gatta persiana»

Luca Crovi

Con «I Gialli Oltre» realizzati da Oltre Edizioni con la curatela di Diego Zandel prosegue la riedizione alcuni classici della letteratura di suspense da tempo irreperibili. Romanzi come Tempo di massacro di Franco Enna e Incidente sul lavoro di Antonio Perria mostrano quanto il giallo d'azione e il poliziesco italiano fossero già attivi e originali negli anni '50 e '60. La recente pubblicazione de La gatta persiana di Alessandro Varaldo del 1933 (in questa nuova edizione con un'introduzione di Francesco De Nicola) permette ora di rileggere la terza inchiesta del commissario Ascanio Bonichi e dell'investigatore privato Gino Arrighi ed evidenzia la qualità di un autore che la Mondadori nelle pubblicità lanciava così: «Alessandro Varaldo, il creatore del giallo italiano».

Il commissario Bonichi, che tutti chiamano amichevolmente «sor Ascanio», è un uomo bonario che porta un gran paio di baffi neri e ama fumare lunghi sigari. A fargli da spalla è il giovane e belloccio Gino Arrighi che (come racconterà Varaldo in Le scarpette rosse) «non è un detective volgare... di quelli che lavorano per la fabbrica dell'appetito... Come Bonichi, pensava che la magistratura è la scienza e la polizia il buon senso. E il buon senso non deve passar la mano alla scienza che quando c'è costretto». Alessandro Varaldo era abituato a lavorare per il teatro e per i quotidiani e in un articolo intitolato «Dramma e romanzo poliziesco», stese una specie di manifesto del giallo italiano, sostenendo che «una porta chiusa fa più impressione di una porta aperta o serrata, ed attrae, attrae irresistibilmente per quel non so che di mistero attaccato alle cose e alle situazioni instabili». Inoltre ribadì l'importanza di depistare l'attenzione del lettore per poi sorprenderlo: «impostato il problema, bisogna fuorviare o distrarre le supposizioni del lettore introducendo quanta gente estranea si vuole... chi possiede la fantasia ama il pittoresco... Ma chi possiede la decima musa osserva anche l'undicesimo comandamento: non annoiare». E La gatta persiana ci permette di verificare la tecnica narrativa e le intuizioni di Varaldo, e soprattutto di godere l'espressività e la simpatia dei suoi personaggi.