La tragedia degli ebrei «prigionieri» dell'Urss

Matteo Sacchi

Quando si pensa allo sterminio degli ebrei il pensiero corre immediatamente al nazismo. Ed è un percorso mentale ovvio vista la viscerale carica di odio antisemita del regime di Hitler e i milioni di morti provocati dal sistema di sterminio dei lager. Ma anche la condizione degli ebrei in Russia prima e in Urss poi è stata a lungo caratterizzata da persecuzioni e discriminazioni. Un clima di cui da molto ben conto il saggio di Riccardo Calimani, Passione e tragedia. La storia degli ebrei russi, che da oggi sarà in edicola con il Giornale al prezzo di 11,90 euro più il prezzo del quotidiano all'interno della collana Storia del comunismo.

Calimani parte nella sua analisi dalla ambigua situazione degli ebrei durante il regime zarista in cui momenti di relativa calma si alternavano a violenti pogrom o accuse di omicidi rituali destituite di ogni fondamento. Questo equilibrio già fragile andò sgretolandosi agli albori del XX secolo, quando la popolazione degli ebrei nei domini degli Zar raggiunse i 5 milioni di individui. I pogrom si moltiplicarono, il periodo più caldo delle violenze fu proprio tra il 1881 e il 1921. In questo clima l'Okhrana (la polizia segreta zarista) fece circolare il falso documento che più ha provocato odio verso il popolo ebraico: I Protocolli dei Savi di Sion. Gli ebrei russi pur in questa complessa situazione portarono avanti anche progetti politici come il Bund, L'Unione generale dei lavoratori di Lituania, Polonia e Russia. Una forza socialdemocratica che provò a mantenersi in contatto sia con i menscevichi che con i bolscevichi per portare avanti una modernizzazione del Paese. Fu una inutile utopia. Un terzo degli ebrei russi fuggi negli Usa. Gli altri furono vittime dello stalinismo e poi dell'invasione tedesca. Chi riuscì a sopravvivere dovette assimilarsi, farsi sovietizzare. Ma nemmeno questa era una garanzia di vita facile. Gli intellettuali di origine ebraica continuarono a lungo a pagare le loro origini anche dopo la morte di Stalin.