La Valduga mette «in rima» Sala, la critica e i capetti del Pd

Luigi Mascheroni

I suoi reading sono performance, il suo look fa parte del componimento poetico e ogni suo libro è un colpo di teatro.

Ora va in scena il nuovo poemetto di Patrizia Valduga - donna bella, bellissima - Belluno (Einaudi): un libro arrabbiato (lei si arrabbia spesso, soprattutto con se stessa) e divertentissimo (chi dice la poesia non può esserlo?!) che in un irrefrenabile «andantino» di quartine - settenari e endecasillabi - narra la storia di un luogo (Belluno, appunto, la città-mondo dove da tempo la poetessa passa le vacanze), di un amore (sono quindici anni dalla morte del suo Amore, Giovanni Raboni, che qui diventa Johannes di Dreyer o il Don Giovanni di Da Ponte) e di una lingua che viene esaltata, sfidata, dialettizzata, potenziata.

Belluno è un libro di cento quartine e mille spunti (il sesso, gli ex amanti, la solitudine, la Poesia), a suo modo anche polemico e politico. Elegantissima nella scelta delle mise e nell'uso della metrica («Già vi sento: - la Valduga è impazzita/ Sarete savii voi, teste di cazzo.../ No, la Valduga è savia, o rinsavita/ Se parlate di velette, vi ammazzo»), donna di rime e di dolori, Patrizia Valduga quando è il caso sa prendere partito («Di tutto quello che succede al mondo/ cosa pensano quelli del PD?/ Me lo domando, sì, e mi rispondo/ che non può andare peggio di così». «E invece può: è un pozzo senza fondo.../ Di tutto quello che succede al mondo/ pare che a loro non importi un fico. Capetti del PD, vi maledico!»), non ha timori di fronte all'intellighenzia, che ben conosce («Non avete spessore culturale.../ non brillate per altezza morale.../ Vi credete intellettuali, scrittori/ e conoscete solo i cantautori») e ne ha pure per i giornali («E lo strazio dei pezzi culturali.../ Non è più critica, è criticheria/ l'insipienza che dà colpi mortali/ alla letteratura, alla poesia»). E alla fine resta solo la Memoria. In nome della quale la poetessa chiede di intitolare a Milano un Centro culturale a Giovanni Raboni. Un appello lanciato la prima volta pubblicamente nel 2018 e ora reiterato in versi: «Caro sindaco mio, Giuseppe Sala,/ e caro presidente Mattarella,/ è il momento, ci vuole un colpo d'ala:/ fate una cosa buona e giusta e bella». Succederà? Capetti, date una risposta. «Mio caro Presidente, questo è quanto. Accolga la mia supplica e il mio pianto,/ che è senza lacrime, che non asciuga./ Il 10 agosto. Belluno. Valduga».