«Il vecchio West? Che noia È ora di scherzarci sopra»

da Los Angeles

Il vecchio West secondo MacFarlane non è una gran cosa, però fa ridere. La nuova opera dell'eccentrico creatore dei Griffin (Family Guy) e dell'orsacchiotto sboccato e sporcaccione Ted, è una sorta di Mezzogiorno e 1/2 di fuoco rivisitato, imparentato in qualche modo a Mel Brooks, con innesti scatologici tipici dell'estetica di MacFarlane: si tratta di One Million Ways To Die In The West (dal 15 maggio nei cinema), un milione di modi di morire nel West, scritto, diretto, prodotto, interpretato da MacFarlane.
«Il West è un luogo lugubre e deprimente a mio avviso», dice il comico americano nativo del Connecticut, 40 anni. «Non c'è molto da fare e tutti vogliono ammazzarti. Il pericolo è in agguato dietro ogni roccia, e i modi di morire sono orrendi e insieme roba di ordinaria amministrazione. Nel nostro film ne mettiamo in scena 15».
MacFarlane, presentatore degli Oscar nel 2013, è diventato un mini-mogul grazie ai Griffin e all'impero da un miliardo di dollari costruito intorno a questo cartoon «adulto» molto sui generis. Dopo un inizio come illustratore e cabarettista comico, tanta gavetta per serie animate, MacFarlane ha fatto centro coi Griffin (nel 1999) e si diletta adesso a espandersi in varie branchie: ha inciso due album di classici americani cantando molto alla Frank Sinatra (suo idolo assoluto), ha vari film in via di sviluppo (tra cui Ted 2), programmi tv, libri (ha pubblicato il romanzo tratto dalla propria sceneggiatura di Million Ways, e presto ne pubblicherà un altro originale): MacFarlane è dappertutto. E ora anche davanti alla cinepresa: Million Ways è il suo primo film live-action in cui è protagonista. Accanto a lui appaiono Charlize Theron, Liam Neeson e Neil Patrick Harris.
Lo abbiamo incontrato a Los Angeles, dove vive e lavora. È divenuto una figura di culto specie tra i maschi tra i 12 e i 18 anni con quel approccio eterodosso alla comicità e il mix di materiale goliardico e riferimenti colti. Di persona MacFarlane è più posato e meno pazzo di quanto non ci si aspetti conoscendo la sua fama.
Seth, come l'è venuta l'idea per questo film?
«Coi miei collaboratori Alec Sulkin e Wellesley Wild si scherzava un giorno sulla schifezza della vita nel Wild West. Poi mi è capitato di leggere il libro L'ultima sparatoria: La vera storia dell'OK Corrall, fonte d'ispirazione per i modi di morire nel film».
In Million Ways lei recita la parte di un allevatore di pecore che scatena le ire del fuorilegge dal grilletto facile interpretato da Neeson. Ma parla come al giorno d'oggi.
«Certo. I commenti sociali e il linguaggio sono senz'altro avanti coi tempi. Io mi diverto a definirlo un film sulla macchina del tempo senza macchina del tempo. Ho pensato di certo alla parodia western di Mel Brooks, in cui Gene Wilder e Cleavon Little in sostanza recitano persone degli anni intorno al 1970. Il West parlato come al giorno d'oggi per far scattare meccanismi d'identificazione. Ma ci tenevo ad evitare eccessivi anacronismi. Ovvero qui non facciamo battute su Charlie Sheen, Miley Cyrus o Kim Kardashian. Ho cercato di essere il più autentico possibile: abbiamo girato alla Monument Valley, con cavalli veri, stunt e sparatorie, rispettando insomma la regola della frontiera di fine '800. Parliamo come nel 2014 ma i costumi sono quelli di allora».
Però ci sono molte battute oscene...
«La mia specialità. Una scena divertente è quella in cui Harris ha un attacco estremo di gastrointerite, e la fa tutta davanti a noi. Io sono un appassionato della dissenteria, che ci posso fare? Ma nel mio mondo ideale le cazzate dei Griffin si mescolano a Cosmos, la serie scientifica di Carl Sagan che sto promuovendo alla Fox. Forse non tutti sanno, né sospettano, che sono un avido lettore di materiale scientifico, un gran nerd sotto sotto».
Ha scritto anche un romanzo tratto dal suo copione di Million Ways, mentre girava il film. Come ha fatto?
«L'ho scritto durante le pause di ripresa, specie nei week-end. A Santa Fe non c'è niente da fare, a parte metanfetamina - e a me la "meth" spaventa».
Un progetto che le piacerebbe realizzare?
«Resuscitare Star Trek, la serie tv con cui sono cresciuto da ragazzino, intelligente allegoria. Una nuova generazione di Star Trek, coi bagni e cacarella».