Un vero duro sa essere romantico

di James T. Farrell

E ra un caldo primo pomeriggio di luglio e la vita, su Indiana Avenue, trascorreva pigra e sonnolenta. Il sole accecante bruciava gli alberi secchi, e una leggera brezza arrivava priva di energia dal lontano lago Michigan.

La banda al completo era andata a nuotare, e Studs non se l'era sentita di andare a casa a prendere il costume. Danny O'Neill stava all'angolo della Cinquantottesima e giocava a baseball da solo, con una palla da golf. Tirava la palla contro il muro dei Levin. Ogni volta che recuperava il rimbalzo contava un punto; ogni tiro era uno slancio di mazza. Danny giocava soddisfatto e felice. Studs si fermò dall'altra parte della strada, scuotendo la testa con le mani sui fianchi, chiedendosi cosa gli dicesse la testa a quello scemo di O'Neill. Si divertiva da matti a giocare da solo, a quella specie di baseball che si era inventato oppure a usare il coltello. Danny era così bravo che nessuno voleva sfidarlo. Però era uno scemo. Studs attraversò la strada e disse: «Ciao, scemo».

Giocarono a baseball, e Danny batté Studs quattro volte. A Studs non piaceva perdere, quindi smise di giocare. Gli schiacciò il cappello sulla testa, che per poco non gli rompeva gli occhiali, e disse: «Sei un po' stordito?».

Si mise a dargli delle manate con il palmo aperto, dicendogli che si batteva bene, ma che aveva bisogno di più allenamento. Studs disse che l'avrebbe aiutato, così sarebbe stato capace di pestare tutti i mocciosi del quartiere. Gli assestò una botta forte, spiegando che doveva innanzitutto imparare a incassare. Danny sentì dolore, ma strinse i denti e non pianse. Saltellarono e si diedero qualche pugno senza colpire troppo a fondo. Poi Danny si fece sotto e piazzò un paio di sinistri. Studs rispose con forza e picchiò duro. Danny resistette; sapeva incassare, e non si mise a piangere. Studs si fermò, con l'aria di dire: «Cavolo, allora sei proprio scemo!». Continuarono a esercitarsi, e Studs riprese a picchiare forte per allenare Danny a incassare.

Poi Studs gli disse che voleva insegnargli qualche colpo di pugilato scientifico. Si mise a saltellare, scattando e muovendosi intorno; per poco non inciampò, e allora appioppò a Danny un bel colpo sul grugno. Si fermarono col fiato corto.

Studs disse a Danny che era uno stupido, e il motivo per cui vinceva era che era talmente tanto stupido che nessuno poteva fargli male. Continuarono ancora per un po', ma Studs non si divertiva più. Si misero a chiacchierare.

In quel momento incontrò Lucy, che usciva da un negozio con le mani piene di pacchetti. Studs la aiutò a portarli. Mentre camminavano piano verso casa di Lucy, lui riprovò alcune di quelle passate sensazioni che aveva sentito quel giorno di marzo. Lei gli chiese cosa stava per fare, lui rispose che non lo sapeva ma che voleva fare una passeggiata fino al campo di Washington Park, e che avrebbe giocato un po' se quel vecchio gufo di Hall non l'avesse mandato via. Lei disse che era una buona idea, perché forse sarebbe andata anche lei al parco, e avrebbero potuto passeggiare insieme. Lei disse che il signor Hall era perfido e antipatico. Studs pensò che era fortunato; disse a Lucy che sarebbero potuti andare al parco insieme. E all'improvviso si sentì confuso, goffo, perché uno non poteva mai essere sicuro di quello che doveva o non doveva dire a una ragazza. Sapeva che avrebbe dovuto dire qualcosa di diverso, e sperava di non aver detto niente che potesse innervosirla o farle cambiare idea sulla loro passeggiata.

Lucy indossava un vestito amaranto, che le stava molto bene perché lei era mora, con i capelli corti ricci e la pelle rosata. L'abito le donava molto. Si era messa un po' di cipria e di rossetto, ma non sembrava certo una poco di buono o qualcosa del genere. Studs di solito non notava come erano le ragazze, tranne che per le gambe perché sapeva che se avevano belle gambe erano buone per quello che tutti cercavano, e se non le avevano non valevano niente e per il seno, quando era già così grande da dondolare su e giù. Guardò Lucy. Era carina, si disse, era davvero carina. Rifletté che gli piaceva, che gli piaceva sul serio, e che era molto carina. Il cuore prese a battergli più veloce, non capiva quasi più quello che faceva. Andarono verso est, sulla Cinquantasettesima. Una bambinaia gli andò incontro, insieme a un bambino con le gambette storte a cui Lucy fece un sacco di moine. Studs si disse che era una rogna, ma anche che le ragazze sono fatte così, e se erano come Lucy dovevano essere creature tanto superiori che un uomo non poteva capirle, per quanto si sforzasse.