Veronesi presenta i suoi «Maledetti amici»

Da domani su Raidue con Haber, Rubini e Papaleo: «Qual è il copione? Improvviseremo»

Paolo Scotti

Cosa si fa quando si è fra amici di una vita? «Ci si confida, si spettegola, ci si racconta di sé, si spettegola, insomma ci si diverte», riflette Giovanni Veronesi. Ed è appunto questo (a partire da domani per sei giovedì in prima serata su Raidue) che il regista di Moschettieri del re farà assieme agli amici di una vita Sergio Rubini, Rocco Papaleo, Alessandro Haber. Ovvero assieme ai Maledetti amici miei. «Ci ritroveremo sul terrazzo di un condominio, arrampicato sui tetti, perché siamo quasi tutti debuttanti in tv; e dunque per noi ci voleva una zona extra confine dice Veronesi -. L'idea nasce dallo spettacolo che una volta montammo a tempo di record, per sostituirne un altro. Che possiamo fare?, ci chiedemmo. Quel che facciamo sempre quando stiamo assieme risposi- Improvvisiamo. E divertiamoci». Così, sui tetti, col pubblico seduto fra i comignoli, senza un testo preciso, senza una scaletta predefinita, assieme ad ospiti fissi come Margherita Buy e Max Tortora, a condividere l'improvvisazione con ospiti «di scorribanda» (a cominciare, domani sera, da Carlo Verdone), assieme a Paolo Conte che ogni volta aprirà lo show con uno dei suoi successi, e a Giuliano Sangiorgi che lo chiuderà con una canzone appositamente scritta, Maledetti amici miei proporrà «un nuovo modo di fare tv assicura Sergio Rubini - fatta da chi non ha mai fatto tv». Improvvisazioni, storie, aneddoti, confessioni, canzoni e soprattutto il gusto di vuotare il sacco. Ovvero di dire quel che si pensa: di sé e degli altri, senza remore, né pudori. Veronesi promette rivelazioni inedite, ad esempio, sui molti produttori con cui ha lavorato: «Cose mai sentite su Aurelio De Laurentis, quando si è rivelato umano o su Cecchi Gori, in vacanza con Valeria Marini. Cose che nessuno sa». Insomma: un clima goliardico da «zingarate» che, come lo stesso titolo del resto, rimanda chiaramente al film di Monicelli. «Ma con una differenza. Attraverso le loro bischerate i colleghi di Amici miei esorcizzavano la morte. Noi, più modestamente, l'amicizia stessa. Che alle volte ti perseguita, di cui non ti liberi, che puoi perfino odiare. Ma che anche ami. E della quale non puoi fare a meno. Fino a farti esclamare Maledetti amici miei».