La versione di Mughini: "Una delle risse tivù più squallide"

Giampiero Mughini scrive su Dagospia per raccontare la sua versione dei fatti dopo la lite in diretta tivù su Rete4 con Vittorio Sgarbi

Giampiero Mughini si rivolge a Roberto D'Agostino per raccontare la sua versione dei fatti dopo la lite in diretta tivù su Rete4 con Vittorio Sgarbi.

Dopo aver "premesso che non c’è nulla di più lontano dal mio gusto delle risse televisive – le più squallide di tutte le risse" Mughini spiega di voler "mettere i punti sugli i". Il noto commentatore sportivo non nomina neanche una volta Vittorio Sgarbi che, in questa missiva pubblicata sul sito dagospia, diventa "l'altro ospite" della trasmissione. Un ospite che, ricorda Mughini,"in passato ha pagato (o meglio ha pagato Mediaset che ospitava le sue dicerie) qualcosa di vicino a 700 milioni a magistrati che lo avevano querelato". Tutta la querelle nasce mentre nel corso della trasmissione 'Stasera Italia estate' si dibatte sul caso Russiagate e sulla scelta di Matteo Salvini di non intervenire in Parlamento "a spiegare meglio - scrive Mughini - chi erano e che cosa hanno fatto e detto quei suoi compari che in Urss cercavano denari e tangenti". Secondo il giornalista sarebbe stato quello "il suo dovere istituzionale" cui il vicepremier è venuto meno, soprattutto dal momento che vi è un'indagine in corso. Questo è quanto Mughini dice in trasmissione "nel mondo più sereno e garbato possibile" finché Sgarbi lo interrompe per definire quell'indagine della magistratura "un crimine". Ed è da questo momento che gli animi si scaldano e dopo poco partono gli insulti dall'una e dall'altra parte. "L’ospite continua a schiamazzare. A questo punto dico che lo prenderò a calci in culo. Lui insiste. Mi avvio a prenderlo a calci in culo. Lui si è armato dello sgabello su cui era seduto e me lo agita in faccia. Ci separano. Io vado via dalla trasmissione. In tutta tranquillità. Tutto qui", racconta Mughini. "Di una semplicità elementare e fermo restando che non ci sono parole a esprimere il mio disprezzo intellettuale per i protagonisti dell’orrenda vicenda", conclude il giornalista.