«Vi canto Mina e Vasco conditi con jazz e soul»

Ci voleva un produttore di rango e illuminato come Russ Titelman per scoprire Chiara Civello e lanciarla in America, quando da noi non la conosceva nessuno, facendole incidere un disco - prima artista italiana in assoluto - per la prestigiosa etichetta Verve. Poi lei ce l'ha messa tutta per farsi conoscere in giro per il mondo, suonando a New York e in Brasile (dove è diventata amica di artisti come Jobim e Ana Carolina) o scrivendo brani a quattro mani con Burt Bacharach. Ora, con Canzoni, suo quinto album, si cala nel ruolo di interprete e rilegge alcuni classici del repertorio italiano in versione jazz, northern soul, bossa nova - che spaziano da Io che non vivo di Pino Donaggio a E va bene così di Vasco, da Io che amo solo te di Endrigo a Incantevole dei Subsonica - con il supporto di artisti come Gilberto Gil, Chico Buarque, Esperanza Spalding, con la produzione di Nicola Conte e gli arrangiamenti del vecchio leone Eumir Deodato.
Come nasce un disco del genere?
«È l'album più importante della mia carriera, nato dal bisogno, dopo quattro dischi da autrice, di vestire il ruolo di interprete. Russ Titelman mi ha insegnato a scrivere e da allora non mi sono più fermata; ora mi sento di far rivivere a modo mio il nostro storico repertorio».
Mettendo insieme jazz, le varie sfumature del soul, i ritmi brasiliani.
«Non volevo fare un'operazione nostalgica ma dare un respiro fresco e internazionale ad alcune delle canzoni italiane più note. Volevo mantenere la mia autenticità ma avvicinarmi a quello stile sofisticato di Julie London, Dusty Springfield (che non a caso ha tradotto in inglese Io che non vivo ndr), Shirley Horn...».
Un lavoro complicato quindi...
«Ho avuto il sostegno di Nicola Conte, chitarrista e produttore che ha nel dna la voglia di creare suoni nuovi, e Eumir Deodato che ha lavorato su arrangiamenti morbidi come quelli che creava per Roberta Flack».
Come ha coinvolto tante star?
«In Brasile la comunità artistica è molto accogliente. Ho incontrato Ana Carolina ad una serata in cui ci si sedeva in cerchio e ci si passava la chitarra l'un l'altro, una specie di improvvisazione estemporanea. Da allora abbiamo fatto tante cose insieme (hanno scritto e interpretato anche la colonna sonora di una celeberrima soap brasiliana ndr) e a lei è piaciuto subito un brano come E penso a te. Gilberto Gil e Chico Buarque hanno dei forti legami con l'Italia; Gil ricorda quando ascoltava l'originale di Io che non vivo negli anni '60 a Bahia, Buarque era molto amico di Sergio Endrigo tramite Sergio Bardotti, così si è creata un'energia eccezionale».
I mulini dei ricordi è l'unico brano non italiano.
«È la versione italiana di The Windmills On Your Mind di Michel Legrand, un pezzo interpretato da artisti come Dusty Springfield e Cher ma anche da Enzo Jannacci, e alla fine è un omaggio a lui. Lo canto in modo molto libero insieme a Esperanza Spalding».
Invece c'è Grande Grande Grande in inglese.
«Eh, beh, Mina non si tocca ma mi piaceva farla rivivere al ritmo del new eyed soul».
Come si fa a tenere insieme Bindi e Mina con Vasco e i Subsonica?
«Ho messo il tutto sotto l'ombrello stilistico della coerenza. Nicola Conte mi ha creato intorno un suono che è come un vestito su misura e, nonostante la diversità di epoche fra i brani, è il mio album stilisticamente più uniforme».
Sembra entusiasta di questo disco...
«Lo sono, infatti preparerò un disco di inediti con questo sound raffinato, jazzy, molto soul».
Cosa pensa della musica italiana?
«Che dovrebbe uscire dalla televisione e entrare nel cuore della gente. In Brasile e a New York la musica fa parte della vita, da noi è qualcosa di distante».