Un viaggio da incubo con la droga del figlio

di Felix Van Groeningen con Steve Carell, Timothée Chalamet e Maura Tiernan

Gruppo di famiglia in un tunnel cieco. La via di uscita è di quelle che, se c'è, non si vede. E percorrerla sembra la tappa di un calvario dove il Golgota è l'inferno. Matrimoni distrutti, separazioni e nuove nozze. Il frullatore familiare non ammette pause né una pietosa tregua per respirare quel tanto che basta prima di finire ancora in apnea. E se i dissidi coniugali sono il contorno, il viaggio «stupefacente» del figlio di un giornalista free lance si trasforma nell'incubo collettivo. La dipendenza ha il colore delle tenebre e l'astrazione di chi la vive si sposa con la tragedia di chi assiste a quel viaggio. Al dramma di un ritorno improbabile. David Sheff (Steve Carell, recente protagonista di Benvenuti a Marwen e Vice) è un giornalista che condivide il precipizio della tossicodipendenza del figlio Nic (Timothée Chalamet divenuto celebre per Chiamami col tuo nome) ed è aiutato dalla seconda moglie ma intralciato dalla disperazione della prima. Il vero braccio di ferro però è con l'eroina e qualsiasi altra sostanza, alla quale il diciottenne Nic non riesce a resistere. Così, quando s'innamora di una ragazza con le sue stesse debolezze, crolla nuovamente nell'abisso. La morte lo tocca. Lo sfiora. Lo bacia. Ma...

Felix Van Groeningen, regista belga di 42 anni, è incapace di sottrarsi alla tentazione di confezionare un altro film cupissimo, dopo quell'Alabama Monroe che trattava di un amore sofferto e apocalittico. Beautiful boy ricalca quel modello, scandagliando patimenti che arrivano a mostrare le fasi della tossicodipendenza e porta lo spettatore a diretto contatto con immagini crude quanto dolorose, ritraendo i dettagli di un via crucis senza fine. Corredato di una colonna sonora avvincente, l'ultima fatica di Van Groeningen è opera che merita a patto di essere in pace con se stessi. Intensa l'escalation di un dramma che ha origini reali e proviene da fatti veri, testimoniati dai due libri che David e Nic Sheff hanno scritto per raccontare il calvario della droga da due versanti opposti. Eppur paralleli.