Viaggio letterario in una morte banale per riscoprire Juan Carlos Onetti

Juan Carlos Onetti non è scrittore per tutti

«Non mi potrò mai pentire di niente perché qualunque cosa farò potrà essere fatta solo se sta dentro le possibilità umane. Questo il motto che Jorge Malabia, studente universitario viziato e inetto, tiene sopra il letto. Benché di famiglia benestante, egli non si fa scrupolo di vivere alle spalle di Rita, giovane prostituta che se ne va in giro con un caprone al guinzaglio, difeso come si difende l'unica cosa che uno possiede, arrotondando le magre entrate con elemosine ed espedienti. La scena si svolge verosimilmente negli anni '50 (ma in realtà in un tempo sospeso) in Argentina, tra Constitución e Santia María, città immaginaria, quest'ultima, un po' Montevideo e un po' Buenos Aires, nella quale Juan Carlos Onetti ha ambientato ben 5 romanzi. Quando la ragazza muore consunta dalla tubercolosi, al suo funerale prenderanno parte solo il giovane mantenuto e il capro. L'insolito spettacolo farà sorgere in Díaz Grey, medico locale e voce narrante, la curiosità di sapere chi fosse realmente, di conoscere la sua storia.

Ma qui sorge il dilemma espresso dal titolo, Per una tomba senza nome, romanzo del 1959 riproposto ora dalle Edizioni Sur (euro 14) nella traduzione realizzata da Dario Puccini per Editori Riuniti nel 1982, riveduta e corretta da Giulia Zavagna. Può l'identità di qualcuno essere afferrata? Può una vita essere messa in parole? Come in un gioco di specchi ecco che i punti di vista, e le versioni della storia, si moltiplicano. Grey va in cerca di una parvenza di verità ma solo per scoprire dalla viva voce di colui che le è stato accanto fino alla fine, quel Jorge Malabia ritenuto da qualcuno tra le cause della tragica fine della ragazza che non esiste nulla di simile. E alla fine non rimane che ammettere che «c'è stata una donna che è morta e che abbiamo seppellito, c'è stato un caprone che è morto e ho seppellito. E nient'altro. Tutta la storia di Constitución, il capro, Rita... è tutta una menzogna». Poiché in fondo il resto lo «abbiamo inventato tutti noi, compreso lei». E tuttavia raccontare questa storia è servito a trasformare «in vittoria almeno una delle tante sconfitte quotidiane». Un romanzo che lascia storditi, come accade con certa letteratura sudamericana. Chiaro, Onetti non è scrittore per tutti. Ma il suo stile inconfondibile, visionario, urticante, fatto di un realismo vividissimo ma onirico, quella sua immaginazione insidiosa come il morso di un mamba, ne fanno uno dei maggiori scrittori latinoamericani e non solo.