Viggo Mortensen si dà alla commedia

L'attore è la star di Captain Fantastic: «Sono un padre che insegna l'onestà»

Cinzia Romani

Gangster, killer, Aragorn: Viggo Mortensen, cinquattottenne attore, musicista, pittore, fotografo e piccolo editore indipendente (sua la Perceval Press), di scena alla Festa di Roma con Captain Fantastic (dal 7 dicembre), non è famoso come interprete di commedie.

Ma nel dramma familiare di Matt Ross, dov'è Ben, padre autoritario ed eroe della controcultura che alleva i suoi sei figli in una foresta nella Mosquito Coast, Viggo del Signore degli Anelli si trasforma in un patriarca libertario. Un intellettuale che rifiuta la società dei consumi e fa leggere ai figli Chomsky e Dostojevskij.

E un padre utopista, che comunque dovrà fare i conti con la civiltà che lui schifa, mentre insegna ai figli come si sopravvive in condizioni estreme. «Il film descrive uno stile di vita selvaggio, alternativo, ma anche il viaggio emotivo del mio personaggio, pieno di contraddizioni. Mentre predica la tolleranza, è un dittatore affettuoso», spiega l'attore, che dal matrimonio con la cantante punk Exene Cervenka ha avuto il figlio Henry, documentarista ventottenne. «La mia indole nomade mi viene da mio padre: con lui ho girato il mondo. Sono nato a Manhattan, ho vissuto in Argentina e in Danimarca, prima di ritornare negli Stati Uniti. Mio padre m'ha insegnato a rispettare le mie origini danesi e gli alberi, dei quali mi insegnava i nomi», dice l'interprete di questa commedia dolceamara, già presentata al Sundance e a Cannes. Tranne che in History of Violence, finora Viggo non si era cimentato con il ruolo d'un genitore sopra le righe, che insegna ai figli come scuoiare gli animali. «Se il mio padre è dittatoriale? È vero, ma perché vuole insegnare ai figli l'onestà. E questo non ha niente a che vedere con l'essere di destra o di sinistra, vivere in campagna o in città. Il personaggio è estremo: parla di morte, sesso e sanità mentale con il piccolo di sette anni, come con il primogenito di diciassette. E' un individuo pieno di dubbi. Volendo, anche Aragorn lo era», scandisce la star, jeans e camicia a fiori blu. Sullo star-system Mortensen, ora di base a Madrid, dove vive con l'attrice spagnola Ariadna Gil, ha le idee chiare.

Soprattutto per quanto riguarda l'eterna questione degli Oscar: troppo bianchi, troppo neri, troppo sessisti e via politicamente correggendo. «Se si vogliono capire gli Oscar, bisogna seguire i soldi. Sono i soldi a dettare legge e una candidatura si può anche comprare. Investendo in campagne massicce di promozione del proprio film.

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