Vince la favola americana dell'amore tra diversi. La Rampling salva l'Italia

Miglior film «The Shape of Water» di del Toro con l'uomo-pesce. Argento a Legrand in lacrime

da Venezia

Un premio che per una volta mette d'accordo tutti, pubblico e critica, e che fa tanto, ma tanto bene al festival pilotato da Alberto Barbera. Il direttore della Mostra porta a casa il Leone d'oro per il miglior film a un'opera statunitense, The Shape of Water diretto dal «migrante» Guillermo Del Toro che ha ringraziato dicendo di credere «nella vita, nell'amore e nel cinema» per poi aggiungere: «Ho 52 anni, peso più di 110 chili e ho comunque rischiato in un progetto diverso. Sono messicano e dedico il premio a tutti i registi sudamericani perché possano andare avanti e fare film». Trionfo del cinema allo stato puro, allo stesso tempo popolare e colto, The Shape of Water uscirà al cinema nel 2018 che non è una cosa così scontata per i film di Venezia (ricordiamo che il Leone d'Oro dello scorso anno The Woman Who Left del filippino Lav Diaz non ha mai trovato una distribuzione). Il fatto che la presidente di giuria sia l'attrice statunitense Annette Bening e uno dei membri, oltre all'altra interprete americana Rebecca Hall, sia il regista, produttore e sceneggiatore messicano Michel Franco è puramente casuale... In questo senso la nostra giurata Jasmine Trinca è riuscita a far premiare indirettamente un italiano - Hannah di Andrea Pallaoro - solo con la meritata Coppa Volpi per la migliore attrice a Charlotte Rampling che ha ricordato che l'italia «è per me una grande fonte di ispirazione, sono venuta qui a 22 anni, ho lavorato con Mingozzi, Visconti, Cavani, Amelio, Celentano e ora molto felicemente con un giovane regista». L'Italia si consola con un riconoscimento importante della seconda sezione competitiva del festival, «Orizzonti» con la giuria presieduta dall'italiano Gianni Amelio (un altro caso?), che ha giustamente premiato come miglior film Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli, commovente e riuscito ritratto degli ultimi anni di vita di Christa Päffgen, in arte Nico (la ricorderete con i Velvet Underground).

La cerimonia di premiazione, come sempre un po' lenta e farraginosa anche per la scelta della traduzione in sala successiva ai ringraziamenti dei premiati, inevitabilmente quindi con lunghi momenti morti, si è aperta con l'ispirato saluto di Alessandro Borghi, «padrino» e conduttore in smoking variopinto: «In questi giorni ho visto l'entusiasmo delle persone, la felicità nei loro occhi per una foto o per un autografo. Ho fatto colazione con i miei miti del cinema. Ho capito che prima di essere grandi attori dobbiamo essere discreti essere umani. Dedico tutto questo a Claudio Caligari».

Un po' a sorpresa il Gran Premio della Giuria del concorso è andato all'opera seconda Foxtrot dell'israeliano Samuel Maoz ormai abbonato alle premiazioni veneziane dove nel 2009 aveva ritirato il Leone d'Oro con la sua opera prima Lebanon anche se non ha ancora imparato il cognome del presidente della Biennale Baratta che ha chiamato «Baretta». Mentre uno degli ultimi film presentati in concorso, Jusqu'à la garde dell'esordiente francese Xavier Legrand (da ragazzino attore in Arrivederci, ragazzi di Louis Malle), ha conquistato sia la giuria principale che gli ha assegnato il Leone d'Argento per la migliore regia, sia quella del Premio Venezia Opera Prima «Luigi De Laurentiis» presieduta da Benoît Jacquot (regista francese, un caso anche questo?) che gli ha lasciato tra le mani un assegno da 100.000 dollari. Forse anche per questo, l'emozione sfociata in pianto, gli ha quasi impedito di ringraziare. Un'altra sorpresa è stata la Coppa Volpi per il miglior attore andata a Kamel El Basha, il protagonista palestinese del libanese The Insult di Ziad Doueiri che, dopo tanto teatro, ha lavorato solo in cinque film. A proposito di interpreti, il biondo e bravissimo Charlie Plummer, statunitense classe 1999, ha vinto il Premio Marcello Mastroianni come giovane attore emergente per il film Lean On Pete del britannico Andrew Haigh. I premi minori, ma sempre importanti in un palmarès per fortuna poi non così ampio, hanno visto il riconoscimento per la migliore sceneggiatura al film amato da subito quasi da tutti al Lido anche per la grande interpretazione di Frances McDormand, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh che ha ringraziato il festival «per aver mangiato dell'ottima pasta e bevuto dei Negroni fantastici». Premio Speciale della Giuria al western Sweet Country dell'australiano aborigeno Warwick Thornton che ha salutato così: «Come state? Io molto bene». Non avevamo dubbi.

Commenti
Ritratto di abraxasso

abraxasso

Dom, 10/09/2017 - 13:20

Ancora una favoletta in cui il mostro è un essere di sesso maschile. Possibile? I commenti al film vincitore ci dicono che siamo di fronte a una metafora sull'accoglienza del "diverso". Ergo il maschio, oltre a essere il mostro, è anche il "diverso". Davvero commovente...dicono i commenti!

Ritratto di Giano

Giano

Dom, 10/09/2017 - 14:23

829 Guarda caso viene premiata l’ennesima opera in perfetto stile buonista e di amore per i diversi, fossero anche mostri marini..Non a caso si specifica che il regista è “migrante” e messicano, come quelli che Trump vuole fermare con i muri. Solo un caso, pura ooincidenza? Oppure sfacciata piaggeria verso i liberal USA padroni di Hollywood, tutti schierati contro Trump? Ma pensate davvwero che i lettori siano così stupidi?

Ma.at

Dom, 10/09/2017 - 17:21

Truffa patetica: invito tutti i lettori a non andare a vedere questo film ipocrita e magari a fargli pubblicità negativa!