Vita (molto normale) di Williams, l'uomo che scrisse il romanzo perfetto

Gian Paolo Serino

Pubblicato per la prima volta in Italia da Fazi nel febbraio 2012, Stoner di John Williams è ormai diventato non solo un fenomeno di culto, ma un bestseller internazionale. Quando era apparso per la prima volta nel 1965, negli Stati Uniti era stato quasi o del tutto ignorato, vendendo soltanto duemila copie. Nel 2003 e nel 2006 era stato riproposto negli States, ma è l'edizione italiana, nella traduzione di Stefano Tummolini, che l'ha reso un bestseller in tutto il mondo. E proprio su queste pagine siamo stati i primi a intuire come Stoner fosse un autentico capolavoro. Poi il passaparola dei lettori, la scoperta della critica, la diffusione sui social hanno reso il romanzo uno dei più letti e acclamati degli ultimi anni.

Ora Fazi ha deciso di pubblicare in anteprima mondiale la biografia di Williams scritta da David Shields (già autore di una biografia su Kurt Vonnegut), L'uomo che scrisse il romanzo perfetto, in contemporanea con l'uscita, in diecimila copie, del formato tascabile di Stoner e di una raccolta di saggi filosofici della Scuola di Francoforte dedicati al romanzo. Perché Stoner non è soltanto un fenomeno editoriale, ma qualcosa di più: il lettore si affeziona al protagonista, un professore universitario nato all'inizio del 900, con velleità da scrittore castrate dall'ambiente accademico e dalla moglie, che trascorre una vita che potremmo dire mediocre, quasi fallimentare. Eppure Stoner diventa come uno di famiglia. Ci entra nel cuore e nel sangue, seguiamo pagina per pagina le sue miserie quotidiane e siamo illuminati quando il protagonista comprende che, pur non avendo avuto un'esistenza brillante, è stata la migliore che potesse avere: perché era la sua. Un messaggio che, di questi tempi in cui tutti inseguono anche il più effimero dei successi, diventa un insegnamento non da poco. Tutti i lettori di Stoner per anni lo hanno riletto, consigliato, ma sempre con quella malinconia di non poter sapere di più sull'opera e sul suo autore. Non sono bastati la ripubblicazione di Augustus, con cui Williams vinse il Premio Pulitzer, o la traduzione di Butcher's Crossing, accolto con tiepidezza dai lettori forse per la sua apparente ambientazione western, e nemmeno la proposta dell'esordio narrativo Nulla, solo la notte, romanzo giovanile ma ottimamente riuscito, per placare la curiosità dei lettori. Curiosità che, in parte, sarà soddisfatta da questa biografia.

Il volume riesce ottimamente in due scopi: protrarre il fenomeno Stoner e al contempo essere un viatico per chi non conosce l'autore o il romanzo. In una America che tra la metà degli anni '60 e '70 privilegiava la narrativa postmoderna, la classicità di Williams pareva fuori tempo. Anche lui era un docente universitario. Shields ci racconta come autore e personaggio siano molto simili: dall'aspetto fisico quasi dimesso al carattere, dai comportamenti ai vizi. In ogni riga ricerchiamo l'eco di Stoner, ne riviviamo le atmosfere e le emozioni. Ed è qui la bravura di Shields: averci consegnato quello che volevamo. Non una biografia accademica, ma quasi un altro romanzo nel romanzo.