A Waterloo un imprevisto cambiò il corso della storia

In un volume di Cantarella i grandi fatti vengono riletti alla luce di eventi casuali

Molti decenni or sono ebbe larga (e meritata) fama un geniale pensatore, Adriano Tilgher, oggi purtroppo ingiustamente dimenticato, il quale, intingendo il pennino nell'inchiostro all'acido prussico della polemica, scrisse pagine efficaci e divertenti contro la pretesa di taluni storici di cercare un «senso» compiuto negli avvenimenti, eliminando o ridimensionando il ruolo del «caso» o della «imprevedibilità». Tilgher non era uno storico, ma piuttosto un filosofo e un moralista, che, partendo da una posizione speculativa relativistica, aveva ingaggiato una battaglia contro le certezze dello storicismo, contro l'idea che lo svolgersi della storia abbia un «senso» preciso per quanto nascosto e, naturalmente, contro quella che oggi viene definita la «storia controfattuale», cioè la storia non realizzata ma che avrebbe potuto realizzarsi.

Gli scritti polemici di Tilgher sulla storia e sull'«antistoria» mi sono tornati alla mente leggendo un delizioso volume di Glauco Maria Cantarella dal titolo Imprevisti e altre catastrofi. Perché la storia è andata come è andata (Einaudi, pp. 198, euro 26) che può essere sfogliato, con diletto e con profitto, anche in maniera non sistematica. Cantarella, a differenza di Tilgher, è uno storico di professione, un medievista per l'esattezza, noto fra l'altro per un bellissimo saggio su I monaci di Cluny (2006). E non a caso, la maggior parte degli episodi e dei personaggi trattati nel suo nuovo volume riguardano il Medio Evo, pur se non mancano incursioni nella storia moderna e contemporanea. La tesi del volume è che la storia non può essere scritta con il ricorso a degli «schemi», quali che siano, perché gli schemi al più «possono essere utili per inquadrare, cogliere analogie, proporre paradigmi di interpretazione». La storia, secondo l'autore, è sempre «costituita di eventi o fatti»: e poco importa se questi possano apparire anche irrazionali o frutto dell'imprevisto.

La battaglia di Waterloo, per esempio, venne decisa dalla combinazione di un «imprevisto meteorologico», il violentissimo acquazzone che aveva reso impraticabili i campi, e di un «imprevisto più imprevedibile», ovvero «l'istinto di sopravvivenza»: all'improvviso, infatti, le truppe francesi incalzate dai prussiani «decisero di sopravvivere» e si dettero, cosa mai successa, a una fuga precipitosa che trasformò in sconfitta clamorosa una battaglia che a Napoleone, persino nell'esilio di Sant'Elena, continuò a sembrare, dal punto di vista militare, destinata a esito ben diverso. E, a proposito di imprevisti, che dire, poi, di quel caffè offerto dalla diciottenne Anita al trentaduenne marinaio Giuseppe Garibaldi? Fu un caffè che innescò una passione travolgente e mutò la vita di una giovinetta sudamericana, maritata con un uomo parecchio più anziano di lei, e la trasformò nell'avventurosa e ardita compagna dell'eroe dei due mondi.

Ci sono talvolta, forse più di quanto non si pensi, l'amore e la passione all'origine di taluni comportamenti e di taluni fatti. Ma anche la morte che, per quanto sia il più prevedibile degli eventi, può giungere in maniera imprevista e determinare grandi conseguenze. Dopo il sacco di Roma, per esempio, Alarico, diretto probabilmente verso l'Africa, morì all'improvviso nei pressi di Cosenza e fu sepolto nel Busento tra le lacrime dei suoi come ricorda la celebre ode di Giosue Carducci, in realtà traduzione di quella di von Platen: «Alarico i Goti piangono,/ il gran morto di lor gente./ Dove l'onde prima muggivano,/ Cavan, cavano la terra;/ e profondo il corpo calano,/ A cavallo, armato in guerra». Dopo quella morte improvvisa e quella sepoltura, i Visigoti finirono per andare in Spagna, anziché nei territori africani. Gli esempi potrebbero continuare e il libro di Cantarella ne fa tanti, tantissimi, chiamando in causa Ottone III e Riccardo Cuor di Leone, Enrico IV e Federico II di Svevia e via dicendo in un affascinante caleidoscopio storico di uomini e vicende.

Si potrebbe pensare che questo bel volume sia il raffinato e gustoso divertissement di uno storico colto che ama la bella scrittura e il racconto aneddotico. In realtà non è così. Dietro i racconti e i ritratti di Cantarella c'è una lezione metodologica: l'idea che non si debba cedere alla suggestione di «ragionare sul nulla» immaginando quali sarebbero stati gli eventi se le cose fossero andate altrimenti. È una lezione che mette da parte i falsi moralismi: «La storia è stata vita. Non è né brutta né bella, né buona né cattiva, non le si adattano i giudizi estetici ed etici. È solo normale e banale, cioè spesso sconsolante, crudele e indifferente. Perché è fatta dagli uomini e dalla fragilità degli uomini, che noi amiamo chiamare caso».

Una conclusione, per molti versi, simile a quella cui il filosofo Adriano Tilgher era pervenuto nei suoi sapidi scritti destinati a enigmi e personaggi della storia.

Commenti

rossini

Lun, 19/06/2017 - 09:21

L'articolo è interessante e ribadisce una cosa nota. Spesso la storia, per effetto di fatti imprevisti e improvvisi, prende una piega completamente diversa. Così sarebbe in Italia se, prima delle prossime elezioni, si verificasse un mega attentato del tipo di quelli accaduti in Francia, Inghilterra e Germania. Il PD sarebbe spazzato via e allora per l'Italia sarebbe tutta un'altra Storia.

Ritratto di pasquale.esposito

pasquale.esposito

Lun, 19/06/2017 - 09:49

LA; BATTAGLIA DI WATERLOO É STATO L;INIZIO DELLA RIVOLUZZIONE RUSSA CHE QUASI 100 ANNI DOPO AVREBBE SPAZZATO VIA L;ARISTOCRAZIA EUROPEA! É QUELLO CHE NON É RIUSCITO A NAPOLEONE RIUSCIRÁ AL POPOLO RUSSO! CIOE SPAZZARE VIA UNA CLASSE DI PARASSITI E ARROGANTI ARISTOCRATICI!.

adgarliveri

Lun, 19/06/2017 - 10:49

Magari scomparissero codesti nemici del popolo Italico...ma ahimè la gramigna è dura a morire...urge una vera e propria aratura a solco...e questo pur farlo solo il destino e gli imprevisti...speriamo bene

cecco61

Lun, 19/06/2017 - 11:59

@ Pasquale Esposito: la rivoluzione russa fu un colpo di Stato, appoggiato da parte dell'esercito (i colpi dell'Aurora sull'Hermitage) finanziato dai tedeschi per bloccare le ostitlità sul fronte orientale (era in corso la Grande Guerra). Il popolo russo nicchiava, o addirittura propendeva per lo zar. Lenin ne ottenne l'appoggio promettendo in regalo la terra di proprietà dei nobili. Sconfitti i bianchi (zaristi), da bravo comunista, si riprese la terra riportando la Russia al medioevo e riducendo il popolo in povertà e schiavitù, peggio di prima. Per Waterloo, l'acquazzone impantanò i cannoni francesi che dovettero combattere praticamente senza l'ausilio dell'artiglieria. Mi dia retta, lasci perdere la Storia, non fa per lei.

Ritratto di pasquale.esposito

pasquale.esposito

Lun, 19/06/2017 - 13:13

#cecco61.La, Storia si sviluppa nel Corso della Storia, É chi crede che la Rivoluzzione Russa sia stato un fatto isolato non ha capito niente della Storia!É che la battaglia di Waterloo non abbia niente a che vedere con la Rivoluzzione Russa é una Idiozia!Come i moti del 1848 che Hanno costretto L,aristocrazia Europea ad uccidere migliaia di Tedeschi, Italiani,Francesi,Austriaci etc..etc...É questi moti erano la diretta conseguenza della Battaglia di Waterloo che é stata una Battaglia di Patrioti Europei contro un sistema Aristocratico che nel congresso di Vienna nel 1823 si é spartito tutta L,europa, Io non capisco niente di Storia?!LEI CARO SIGNORE NON CAPISCE UNA BEATA MAZZA DI COSA HA CAUSATO QUESTA BATTAGLIA IN TUTTA L;EUROPA!SCHIAVA DI RE! BARONI E PRINCIPI! PROPRIO COME IL REGIME DEI ROMANOF!.

cecco61

Lun, 19/06/2017 - 14:07

@ Esposito: se lo dice lei. Napoleone, autoproclamatosi Imperatore (non semplicemente re, duca o barone) voleva in realtà solo distruggere l'aristocrazia europea (evidentemente non la sua però)? E la rivoluzione russa invece ci riuscì: non per nulla in Gran Bretagna, Svezia, Olanda, Spagna e così via non ci sono più re, regine, principi e principesse (quelli che ci fanno vedere alla TV sono dei fake). In Italia la monarchia sparì per il fascismo e la Seconda guerra Mondiale, non per i russi. A proposito, il Congresso di Vienna si conclude nel 1815, non nel 1823, e lo zar era un Romanov, non Romanof. In merito alla bellezza della Rivoluzione Russa bisognerebbe chiederlo che so, agli ucraini: ah, sono tutti morti nei gulag, pazienza. Contento lei...

Michele Calò

Lun, 19/06/2017 - 14:11

Recentemente sono comparsi articoli sulla vicenda adducendo all'improvviso attacco di diarrea ad un emorroidico Napoleone un fatale stop alle decisioni tattiche immediate. Fatto sta che, meteo e diarrea o meno, la vecchia e marcia Europa ebbe la sua vendetta. Regards

Ritratto di dr.Strange

dr.Strange

Lun, 19/06/2017 - 14:49

Napoleone è stato un brillante generale ed un pessimo politico. soprattutto, non capiva nulla di geografia: vendette tutta la valle del Mississippi (la Louisiana) agli USA e pensò di sconfiggere la Russia (immensa) occupando Mosca. a Waterloo fu anche colpa di Grouchy, che se ne andò in giro con le sue truppe senza bloccare i Prussiani. ma se anche Nap avesse vinto a Waterloo, avrebbe solo guadagnato un pò di tempo inutile. era una follia il suo disegno di dominare tutta l'Europa (con l'Inghilterra padrona dei mari dopo Trafalgar)