Zhu Xiao-Mei Così la musica può salvare dalla dittatura

Emanuele Grassini

Cina, secondo dopoguerra. La famiglia di Zhu Xiao-Mei viene etichettata «di cattive origini», marchio di infamia riservato ad artisti e intellettuali, e costretta a trasferirsi da Shanghai a Pechino: è solo l'inizio di un'epopea destinata a durare per i quattro decenni successivi. Nonostante tutto, Xiao-Mei ha la possibilità di studiare pianoforte in una delle più prestigiose scuole musicali cinesi. Sono gli anni del Grande balzo in avanti, voluto dal presidente Mao; l'attenzione si concentra più sul forzato sviluppo economico del Paese che sul controllo delle coscienze. Il peggio arriva nel '66, quando Mao lancia la Grande rivoluzione culturale proletaria: con essa il leader del Pcc intendeva rafforzare le proprie posizioni mettendo a tacere qualsivoglia forma di dissenso. Xiao-Mei, ancora così giovane, viene confinata come tanti suoi coetanei in uno degli innumerevoli campi atti alla rieducazione di persone sospette; finisce ai confini con la Mongolia, praticamente ai confini del mondo e della civiltà. Le condizioni di vita sono devastanti. I detenuti sono costretti a lavorare a ritmi estenuanti in condizioni a dir poco disumane; unici momenti previsti per l'educazione, oltre alle ormai consuete sedute di autocritica, sono le ore trascorse a leggere e rileggere gli stessi passi del Libretto Rosso di Mao.

L'abbruttimento degli esseri umani in tali condizioni non può che essere totale. Ma Zhu Xiao-Mei, come racconta nel memoir Il pianoforte segreto (Bollati Boringhieri, pagg. 287, euro 18), ha un'arma che la salverà: la musica. Superati momenti di forte scoramento, la giovane e ormai ex studente di musica decide di farsi mandare da casa il pianoforte, consapevole tuttavia dei rischi connessi ad un tale atto: saranno le notti trascorse al freddo a suonare a darle sempre la forza di andare avanti. Dopo cinque anni la rieducazione finisce, ma la strada è ancora tutt'altro che in discesa. Sono necessari anni prima che Zhu Xiao-Mei riesca, attraverso infinite peripezie, a stabilirsi a Parigi, passando per Hong Kong e gli Usa, e ad avviare la propria carriera di pianista. Grazie anche all'aiuto di molti amici e conoscenti sensibili alla sua condizione e ai suoi trascorsi, oggi Zhu Xiao-Mei è una pianista di fama internazionale, tra i più quotati interpreti delle Variazioni Goldberg di Bach.