Gli zombie di Jarmusch invadono così Cannes nella serata di partenza

Sulla passerella del Grand Theatre Lumière il regista sfila con il cast di “The dead don’t die”, simbolica satira della società attuale in cui morti viventi con il telefonino in mano si aggirano per le strade di un paese in cui gli umani sono alle prese con una catena di morti misteriose che la polizia riesce faticosamente a spiegare

nostro inviato a Cannes

Gli zombie di Jim Jarmusch invadono Cannes nella serata d’avvio del festival, all’insegna della mondanità. Sulla passerella del Grand Theatre Lumière il regista sfila con il cast di “The dead don’t die”, simbolica satira della società attuale in cui morti viventi con il telefonino in mano si aggirano per le strade di un paese in cui gli umani sono alle prese con una catena di morti misteriose che la polizia riesce faticosamente a spiegare. Davanti a delitti misteriosi, l’ipotesi degli zombie si delinea subito all’orizzonte ma sembra un azzardo e prende piede con il succedersi delle notti in cui i defunti escono dall’oltretomba. Il pubblico applaude e ride davanti a un horror con tinte fantascientifiche e caricature che richiamano al padre di questo genere cinematografico, quel George Andrew Romero che, con “La notte dei morti viventi”, ha segnato un’epoca, ripetendosi nel ’78 con “Zombie” e nell’85 con “Il giorno degli zombie”. Il film non è un horror fine a se stesso “anche se questo genere cinematografico mi ha sempre affascinato” ha detto il regista spiegando come l’eremita Bob, oltre alla voce narrante, vada interpretato come la rappresentazione dell’ottimismo. “È un uomo che ha scelto di sottrarsi a una società omologata e travolta dalla tecnologia. Non ha freni ma soltanto sincerità perché lascia che il mondo si evolva secondo natura”. Un riferimento all’ecologia e lo stato ambientale del pianeta, tutt’altro che in secondo piano nella prima uscita pubblica dei protagonisti del festival. Presente in platea ma assente alla conferenza Adam Driver, uno dei poliziotti con Bill Murray, stuzzicato invece sul tema della vita oltre la morte.

“Credo che non finisca tutto qui, ma spero non per tutti” ha azzardato tra i sorrisi. Una spigliata Selena Gomez è apparsa finalmente in forma dopo il trapianto di reni di fine 2017 che la ha tenuta lontana dagli schermi per lungo tempo. “Ha interpretato con molta decisione la sua generazione in rapporto a un tema apparentemente lontano dai suoi orizzonti” la ha elogiata il regista americano. La serata d’apertura è stata introdotta da una cerimonia in cui ha sfilato l’intera giuria, elegantissima, e l’interprete belga Angele ha cantato una canzone e suonato al pianoforte, mentre il maestro di cerimonie si spendeva in elogi e sulla passerella starlette e modelle dagli strascichi chilometrici percorrevano il red carpet con l’aiuto di qualche addetto decisamente meravigliato. Toccante l’omaggio ad Agnes Varda, autrice della Nouvelle vague recentissimamente scomparsa con una sedia vuota e un pensiero che corre lontano. Un pezzo di storia del cinema perduto per sempre e la nostalgia che correva a un anno fa quando fu riproposto sulla spiaggia un suo vecchio film.È toccato poi a Javier Bardem e una Charlotte Gainsbourg con i capelli marcatamente accorciati aprire ufficialmente la kermesse che in Italia e Francia ha avuto preamboli polemici in direzioni diverse.