Lo spietato Trotzki e quell’insanabile frattura

Franco Turigliatto, dal cognome complicato rispetto a quello di Palmiro Togliatti che fu capo proto-comunista dal cognome lineare, è stato allontanato dal partito di Rifondazione comunista. Egli asserisce di essere trotzkista e quindi contrario al partito tradizionale comunista, così come Stalin fu contrario al partito menscevico. Turigliatto è di sua natura bolscevico ed è ovvio che sia espulso dal partito di Rifondazione. Rivanghiamo la storia comunista e ne aggiorniamo le vicende. I fatti sono sempre gli stessi. Non si tratta di questioni di scarsa importanza e rilevanza, dal momento che oggi Bertinotti che siede in una Camera democratica, ricalca la linea di Stalin. Trotzki fu espulso dall’Urss nel gennaio del 1929 e nel 1940 fu assassinato in Messico dai complici di Stalin. La sua vita fu conclusa con un fatto di sangue: un colpo di piccozza alla testa infertagli crudamente da Ramon Mercader, arruolato in Spagna da Togliatti. La storia si ripete ber fortuna oggi non sanguinosamente, ma il suo passato è colmo di orrore. I dissidi continuano e si perpetuano irreparabilmente. Fanno parte di una storia ancora oggi non sanata. Trotzki ebbe un’influenza indelebile su tutto il marxismo soprattutto italiano e francese, sulla cultura, la letteratura, l’arte e il cinema. La sua voce non è un trascurabile errore, una vicenda marginale, una sopportabile diversione: essa è una perpetua alternativa, una definita devianza per i comunisti, rifondati o no che siano. L’opinione di Turigliatto è fondata e radicale: una vera e propria altra linea. La linea «burocratica» e stalinista. Con la quarta internazionale comunista, ossia trotzkista, fondata nel settembre 1938, praticamente l’alternativa non fu mai superata.
Una simile frattura si rinnova ancora oggi e percorre la storia dei partiti antichi e moderni come ieri, così oggi.
Lev Davidovic Bronstein, ossia Trotzki, nacque a Janovka in Ucraina, da coloni ebrei, il 25 ottobre (7 novembre) 1879, vale a dire - per una simbolica e curiosa coincidenza - il giorno stesso in cui, trentotto anni dopo, egli guiderà alla vittoria la Rivoluzione d’ottobre. Egli fu più spietato di Stalin. Fra l’altro ordinò l’impiccagione «di non meno di 100 Kulaki (contadini poveri, ndr) definiti ricchi e dissanguatori... in modo tale che per centinaia di chilometri il popolo veda, tremi e sappia». Winston Churchill scrisse che Lenin «provava lo stesso piacere a stanare un gallo cedrone e a macellare un imperatore». Turigliatto prova oggi questi stessi sentimenti coi quali si professa trotzkista?