Una spiritosa lettrice vuole fuggire dall’invasione delle giornate mondiali

Confesso che mi è totalmente ignoto l'iter che porta a indire le giornate mondiali e ad approvarle e renderle ufficiali e soprattutto mi suona strana la definizione che viene data loro - mondiali - considerando che molte di queste sono ai più ignote. Pare comunque non esista una direttiva precisa.
Un pubblicitario francese le ha raccolte tutte e sono ben 190, senza contare quelle nazionali o locali. Solo di giornate mondiali per la pace ce ne sono alcune, ne ignoro il numero esatto. Il 1° gennaio viene celebrata ogni anno dalla Chiesa (se ne sono già succedute ben 42!). Pare che ne esistano anche altre, tra cui quella indetta il 21 settembre dall'Assemblea delle Nazioni Unite. A giudicare dalla situazione mondiale attuale pare che né la festa laica né quella cattolica abbiano gran risultati. Esiste poi anche la giornata mondiale del sorriso: il 3 maggio siamo tutti caldamente invitati ad avere voglia di sorridere o perlomeno a fingere che sia così.
L'elenco è lunghissimo e lascia perplessi, perché spesso molti non ne hanno mai nemmeno sentito parlare e perché viene da chiedersi che valore abbiano e se servano davvero a sensibilizzare le persone, focalizzando l'attenzione su una tematica ben precisa una sola volta all'anno e poi vada come vada. Ottobre conta ben 36 giornate mondiali: perciò in alcuni giorni ci dovremo sforzare di sdoppiarci e concentrarci su più tematiche contemporaneamente.
Nota curiosa: il 21 giugno sarà la giornata mondiale dell'orgasmo. Gli italiani che leggono sono avvisati...
Ilaria Angela Mascetti - email

Le giornate mondiali stanno diventando come i gruppi su Facebook, il primo che si sveglia spara la sua baggianata. Il rischio è un bagno di retorica e melassa. Ho fatto un controllo veloce su Google e ho trovato di tutto, un’orgia di giornate mondiali. C’è la giornata mondiale dello sciopero della fame, che ci fa sentire per 24 ore degni del Mahatma Gandhi o indegni di Giacinto Pannella, detto Marco. È una fabbrica. Ecco solo una piccola parte dei suoi prodotti. La giornata mondiale delle rane e quella del Tai Chi Chuan, della lentezza, della danza, della terra o del pianeta, del vento, dell’acqua e degli oceani, la giornata mondiale della preghiera per la vocazione dei preti e quella della fotografia a foro stenopeico. C’è la giornata mondiale della cybercensura, della proprietà industriale e del commercio solidale. La giornata mondiale del lavoro, dei negozi di musica e di dischi, quella degli educatori, del gioco, la giornata mondiale per l’abolizione della carne. E via così. C’è una giornata per ogni cosa. E mi chiedo se qualcuno ha già pensato alla giornata mondiale delle giornate mondiali.
Lei chiede: ma servono a qualcosa queste giornate? Forse all’inizio sì. Magari servivano a mettere in luce alcuni problemi o a raccogliere fondi per malattie serie. Forse allora sì. Poi è cominciata l’orgia. Ha senso una giornata del libro? Secondo me, no. Anzi, fa male. Il libro come animale da salvare. Come un panda, un uccello migratore, un cormorano nel petrolio. Ma ti chiedi se la letteratura e la poesia, la filosofia e la storia, i saggi sulle macchie solari di Galileo o le avventure di Lazarillo de Tormes abbiano poi bisogno del loro San Valentino e delle loro mimose.