La splendida quarantenne che ricomincia dall’eros

«Basta Tv. Ho atteso a lungo ruoli forti, ora torno al cinema con Amatemi»

Michele Anselmi

da Roma

Rossetto indelebile sulle labbra turgide, lingerie nera trasparente, calze autoreggenti, capelli biondi e fluenti, uno sguardo che ammalia. Gli anglosassoni direbbero «dressed to kill»: vestita per uccidere, o meglio per far colpo. È Isabella Ferrari ultima versione, ma solo sullo schermo, nella finzione di Amatemi, il film che la riporta al cinema a cinque anni da La lingua del Santo di Mazzacurati, dove peraltro era poco più di una presenza. Dal vivo, per promuovere la nuova creatura diretta dal marito Renato De Maria (padre di due dei suoi tre figli), l'ex teenager di Sotto le stelle si presenta abbigliata come una fanciulla: t-shirt rosa con vignetta e scritta ironica «Love at first fright» (amore al primo brivido), jeans a vita bassa e scampanati, taglio alla maschietta.
Per essere bella, è bella. Le ripetute gravidanze non hanno intaccato l'invidiabile figuretta: a 41 anni è una donna sempre sensuale, senza ritocchi, in pace con il proprio corpo. Lo si vede anche da come, rispetto alle fiction che l'hanno resa popolare in tv, da Distretto di polizia a Cuore contro cuore, si spoglia in questo film girato sulla costa romagnola, con puntate fino a Senigallia. Si chiama Amatemi, e sembra quasi un'invocazione; ma, parafrasando il Truffaut di L'uomo che amava le donne, avrebbe potuto intitolarsi «La donna che amava gli uomini».
Succede infatti che Nina, speaker in un avveniristico centro commerciale, sia mollata di punto in bianco dal marito. Sprofondata nella depressione, si rintana in casa a consumare pizza e birra. Ma, nel giorno del suo compleanno, eccola rifiorire, gettare nella spazzatura i vecchi abiti e acquistarne di nuovi per ricominciare a piacersi. E a piacere. L'amplesso con un misterioso quarantenne, consumato senza dirsi una parola, la riconcilia con il sesso. D'ora in poi, in una girandola di incontri con uomini di varia età, saranno fuochi d'artificio. Per la serie: «Non bisogna vivere ogni abbandono come una sconfitta».
Distribuito dalla Mikado, Amatemi esce venerdì 3 in una ventina di copie. Non sarà facile, con la paurosa flessione degli incassi, conquistarsi un posticino al sole. Ma il regista, che cita Zurlini e Antonioni tra i modelli, è ottimista. E con lui gli interpreti, da Valerio Mastandrea a Marco Giallini, da Donatella Finocchiaro a Camilla Filippi. Inutile dire che Isabella, zigomi ossuti e voce calda, si aspetta molto. «Ho deciso di tornare al cinema a tempo pieno. Era dal 1999 che non giravo un film, nel frattempo mi sono fatta i muscoli recitando in serie tv pure importanti. Ma le proposte interessanti non arrivavano. Così quando Renato, ascoltando i discorsi delle mie amiche, ha cominciato a scrivere questa storia non ho avuto un attimo d'esitazione. Dovevo buttarmi».
Si può capirla. Cristallizzata in ruoli da «scorticata», pencolanti verso la cupezza, la Ferrari sperimenta in Amatemi una gamma diversa di sguardi e situazioni. Impudente e spregiudicata, l'ex moglie infelice scopre, insieme alla propria libido, un'inattesa leggerezza. Confessa il marito-regista: «La trasformazione di Nina spinge verso un erotismo gaio, colorato, vivace, non morboso». Lei annuisce. «Ho lavorato sulla mia voce e sul mio corpo. Volevo comunicare un senso di divertimento, apparire meno pesante, più astratta e disinibita». Ciò detto, non pensate a Nina come ad una ninfomane. «Ma no, il sesso per lei non è provocazione. Semmai, autoanalisi, riscoperta di sé. La sua esperienza, specie all'inizio, nei giorni bui della depressione, è comune a tante donne della mia età. Solo che io, a differenza di lei, non riuscirei ad andare a letto con un uomo e dimenticarmelo la mattina dopo. Sarà il mio retaggio cattolico, non so...».
Mentre parla, usando espressioni come «luogo animico» (riferito a quella costa romagnola dai tratti post-moderni, geograficamente indefinita), Isabella perde ogni tanto il filo del discorso. È attrice dalla testa ai piedi. Febbricitante, seduttiva. Pure ironica. Non ha cancellato dal curriculum Sapore di mare e Chewingum, anche se poi sono venuti Giordana, Scola e Doillon. Infine rivela di non aver mai dormito insieme al marito durante le riprese. E se le si chiede cos'è rimasto di Nina, se è rimasto qualcosa, gorgheggia: «La morbidezza che parte da un sorriso».

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