Sport: un idolo tutto per me

Da Rossi alla
Kostner, una
ricerca svela chi
sono i campioni
più amati
dai giovani. In classifica
anche la
simpatia: fra le
donne, prima
la pallavolista
Paola Cardullo<br />

Non solo Valentino Rossi, il capitano Totti o l’imbattibile Schumacher. I giovani italiani amano lo sport, lo seguono in tv soprattutto, lo praticano (nove su dieci, nonostante la scuola non li incoraggi) e si identificano nei loro campioni. Che non sempre sono quelli i cui nomi la fanno da padrone su copertine e piccolo schermo, come dimostra una ricerca condotta da Tns Infratest e studio Ghiretti.

Dici Valentino Rossi e tutti sanno chi è: bravo, simpatico, vincente, nonostante le toppe degli ultimi anni. Dici Valentino e si illuminano gli occhi di grandi e piccini. Un idolo per tutte le stagioni (intese come età). Ma non c’è solo lui. Finalmente, penserà qualcuno. Valentino, sport, idoli, bravura, simpatia, motori, calcio, atletica, basket, pallavolo: mischiamo il tutto e mettiamo nel frullatore. Non ne uscirà una macedonia, piuttosto il bello, il buono, il simpatico e quasi mai il cattivo dello sport. Oggi Rossi è il campione a cui tutti riconoscono l’appeal della notorietà, anche quello della bravura, un po’ meno quello della simpatia. Chissà, quel giocare a nascondino quando si è trattato di parlare di tasse... Non ha giovato. Ma con Rossi, e dietro Rossi, i campioni si sprecano, gli idoli pure. E da una ricerca condotta da Tns Infratest (in partnership con studio Ghiretti), sono spuntate anche le sorprese. Ricerca, va detto, solo all’inizio di un lungo e ampio cammino che cercherà di valutare il rapporto fra i giovani e lo sport, si tratti di provarci in prima persona, di guardarlo alla Tv o dal vivo, di seguire le Olimpiadi o di appassionarsi gara dopo gara. Ma, per esempio, se per ragazzi dai 14 ai 24 anni le top ten più note sono tutte quelle che immaginiamo, cavalcando soprattutto fra calcio e motori, diverso e diversificante è il discorso circa bravura e simpatia, dove c’entrano qualità oggettive, ma anche valutazioni soggettive.

E se Valentino tiene a bada Schumacher, Inzaghi, Ronaldo, Totti e Del Piero in quanto a notorietà, ed era facile intuirlo, ecco che nell’universo dei più bravi e dei più simpatici, Rossi deve far i conti anche con Lewis Hamilton e Filippo Magnini, Margherita Granbassi e Kakà oppure con Andrew Howe, Fabio Cannavaro e, guarda, guarda, Paola Cardullo. Per tanti Paola Cardullo è nome e cognome al limite dell’anonimato. Ma per ragazzini e ragazzine, che amano la pallavolo, è un’icona come lo erano e lo sono Maurizia Cacciatori e Francesca Piccinini. Paola Cardullo, numero dieci di maglia, soprannome «Cardu», dolce e lunatica come si autodefinisce, è una delle campionesse d’Europa del nostro volley, gioca nel ruolo di libero. Meno sorprendente che, nella top ten dei simpatici, spunti al primo posto Andrew Howe, cavalletta volante dell’atletica, batterista scatenato quando suona con il suo complesso, argento nel salto in lungo agli ultimi mondiali di Osaka e campione d’Europa indoor, ragazzo dal sorriso che conquista, fresco e spontaneo, incantatore quando parla con quella cantilena romana («reatina», corregge sempre lui), un bocciolo di simpatia che, in questo caso, anche il colore della pelle contribuisce a far distinguere, come raccontano sociologi e studiosi della ricerca statistica.

Tanto contano i risultati, altrettanto l’immagine (prevalentemente televisiva) che questi ragazzi riescono a crearsi, molto il gioco delle nicchie che, nelle indagini statistiche, può permettere ad Howe di battere Rossi in quanto a simpatia perché, una volta stabilita la percentuale di persone che conoscono l’atletica, a quelle si chiederà di stabilire una classifica e così via personaggio per personaggio. Tra i simpatici si è fatto prepotentemente largo Ringhio Gattuso. E, in tutto questo, c’entra la sua bravura sul campo, ma anche l’indubitabile simpatia nell’interpretazione dei numerosi spot pubblicitari in cui è protagonista. Un atleta che va al di là dello sport e della maglia che veste. Ma il rapporto fra i ragazzi e lo sport non va visto soltanto attraverso l’identificazione con gli idoli e neppure attraverso pagelle di merito. Il nostro è un paese in cui si fa di tutto e di più per metter ogni freno a chi ami praticare sport. Negli Stati Uniti è un titolo di merito, qui solo una seccatura nei riguardi della scuola che, quasi mai, agevola la pratica. Questa ricerca, per ora ridotta a piccoli numeri, dice che, nonostante tutto, in Italia 9 giovani su 10 praticano qualche sport. E quelli che non ci provano, rispondono candidamente (61%) di non avere tempo.

Domanda: quale tipo di sport? Tutti risponderemmo: la gran parte gioca a calcio. Vero, ma soprattutto il calcio a cinque (30%). Quello a undici ha un numero di praticanti intorno al 21 per cento, di poco sotto a chi fa atletica (24%), intesa soprattutto come allenamento alla corsa (oggi l’Italia è piena di maratoneti della domenica), pallavolo (26% ma va incluso anche il beach volley) e nuoto (33%). Per evitare che qualcuno trasecoli, va ricordato che si parla di sport praticato prevalentemente a livello non agonistico. In genere i maschi (53 per cento nel calcio a 5) praticano più sport delle donne (34% ginnastica, aerobica e fitness). Lo sport più visto in Tv, ed anche dal vivo, è il calcio, anche perché propone la miglior offerta. Le spettatrici televisive avanzano: toccano il 52% contro il 73% dei maschi. In questa ottica sarà interessante vedere quanti telespettatori seguiranno le olimpiadi di Pechino. Dai primi dati un’enormità: il 90% di chi ha risposto all’inchiesta. In realtà gli orari di Pechino non saranno a favore di un boom d’ascolto, anche se questi Giochi avranno un fascino particolare. Come sempre, nel caso di Olimpiadi, è previsto un capovolgimento dei classici valori d’interesse. Il calcio avrà un seguito intorno al tre per cento ed anche il basket (mancherà la nostra nazionale, argento ad Atene). Nuoto (53%), tuffi, atletica, pallavolo e ginnastica artistica saranno ai primo posti della hit parade.

Niente di nuovo, tranne un dato che la dice lunga sulla forza di idoli, atleti e successi: le olimpiadi invernali di Torino, dove gli azzurri hanno vinto e conquistato fans, hanno attratto più dei campionati del mondo di calcio, pur vinti dall’Italia. Detto da inchieste statistiche condotte subito dopo la conclusione delle due manifestazioni, con tanto di percentuali a confronto. Che poi, oggi, tutti sappiamo chi sono Del Piero, Toni e Buffon e pochi ricordino Enrico Fabris o Giorgio Di Centa, dimostra che il mondo può anche capovolgersi, ma solo per qualche giorno.