Accordo con Thohir Moratti: «Adesso lascio»

«Ho conosciuto altri imprenditori indonesiani che potrebbero affiancare Thohir, ho apprezzato il loro carattere, per me queste sono cose importanti. Non so se resterò presidente, credo di no, ma la mia famiglia rimarrà sicuramente. È come se stessimo ristrutturando per avere un'Inter più organizzata. Il calcio sta cambiando, ormai ci sono giocatori che costano cento milioni e bisogna iniziare a capire che per rimanere a certi livelli occorre poter affrontare anche questo tipo di situazioni, perchè l'Inter non può rimanere a un livello diverso».
Moratti ieri pomeriggio verso le diciotto, sotto casa, al ritorno dall'incontro di Parigi nella sede della banca Lazard a cui ha chiesto assistenza finanziaria durante questa trattativa. Dentro c'è tutto il pensiero del presidente, ancora una volta non ha parlato di quote, di percentuali, di compravendita. Ha parlato di persone, quelle a cui lascia in affido l'Inter, tre incontri con Erick Thohir per studiarlo, il 28 maggio nella villa di Imbersago, il 26 luglio a Milano, ieri a Parigi. Chi gli è stato al fianco in questa trattativa adesso può svelare che non ci sono mai stati momenti di incertezza, cercava qualcuno, prima però voleva capire chi fosse. Quattro mesi e forse un altro ancora prima della firma, a Thohir ha detto che magari non si nasce tifosi, ma all'Inter lo si diventa. É sempre stato il capo primo della questione.
Al tavolo di Parigi c'erano anche i rappresentanti della Bakrie Group, interessi nel carbone, nel petrolio, negli immobili e nelle comunicazioni, legami strettissimi con la leadership indonesiana, il salotto buono di Giakarta.
L'Inter passa di mano: «L'accordo non è ancora stato raggiunto - ha detto Massimo Moratti di umore decisamente migliore rispetto alle precedenti uscite - , ma non ci sono più grossi problemi da risolvere, se tutto va bene ci vorranno ancora una trentina di giorni». Stava riferendosi alla firma.
Garanzie comportamentali e anche finanziarie, si parla del 70 per cento delle azioni societarie, un valore che si aggira sui 300 milioni di euro che peraltro Massimo Moratti ha sempre smentito. Ha chiesto garanzie e le ha ottenute, voleva che Erick Thohir si impegnasse a mantenere il club su certi livelli almeno per i prossimi tre anni, ha ottenuto dal tycoon indonesiano fidejussioni bancarie per i prossimi due, la cifra non è quantificabile, ma questi sono soldi che finiranno sul mercato. Se l'Inter dovesse ritrovarsi in pole position in classifica potrebbero arrivare colpi già nella finestra invernale. Sebbene quelli della Bakrie Group, proprietari di diversi club di calcio, inseguono una politica morigerata, con investimenti non dissennati, attratti dal modello inglese dell'Arsenal di Arsene Wenger, giovani talenti da valorizzare, massimo un paio di trentenni, ingaggi calmierati.
L'offerta di Erick Thohir era e resta irrinunciabile, i consulenti ai quali Massimo Moratti ha chiesto supporto lo hanno avvisato subito. L'ingresso indonesiano porterà soprattutto a una svolta commerciale, durante la scorsa stagione l'Inter è uscita dalla top ten dei club calcistici in ordine al fatturato, ora è dodicesima, 185,9 milioni a fronte dei 431,5 milioni del Manchester United.
Insomma, perchè ancora un altro mese? «Per decidere e capire bene quando è il momento giusto - ha risposto Moratti -. E poi capire se ci sta bene, questo è importante. Queste cose sono complesse basta un piccolo incaglio e salta tutto». L'ultimo pensiero di Moratti che accende la luce e non vuole vedere un bel lampadario in una stanza vuota, tutto sotto controllo, l'Inter al centro davanti a tutto. Poi chi sarà il presidente è l'ultima delle questioni, un africano, un cinese o un indonesiano, magari anche senza denti, se vince è il migliore.