Alaphilippe o Pinot. La Francia torna a sognare in giallo

Non ha vinto il Tour de France, ma ha capito chiaramente cosa significhi farlo e quanto sia faticoso arrivare in cima lassù. Non ha vinto, ma Julian Alaphilippe (nella foto, ndr) è già in un certo senso il vero trionfatore. Corridore champagne, spumeggiante e imprevedibile, capace di incatenare i cuori degli sportivi per la sua condotta di gara sempre votata alla battaglia, Julian è chiaramente il personaggio del momento, un Peter Sagan d'Oltralpe.

In queste due settimane piene zeppe di spettacolo, con due vittorie di tappa e undici in maglie gialle (non succedeva dai tempi di Bernard Hinault, anno di grazia 1985, che un francese vestisse così tante maglie, ndr), il ragazzo che nel tempo libero ama suonare la batteria, e in bici suona gli avversari, ha incantato per resistenza e tenacia. E a chi gli chiede: ma per quanto tempo ancora pensi di tenere la maglia? Il numero uno del ciclismo mondiale, plurivittorioso stagionale con 12 affermazioni (tra le quali Strade Bianche, Sanremo e Freccia, ndr), risponde: «Voglio arrivare il più lontano possibile. Ma a un amico non direi di scommettere su di me, ma di tenere i soldi in tasca: comunque vada, a Parigi si festeggia sicuro».

Oggi si riprende con la 16ª tappa: Nimes-Nimes, di 177 km, adattissimi ai velocisti, come Elia Viviani. Domani tappa intermedia per attaccanti; da giovedì le Alpi: si arriva a Valloire, dopo aver scalato il Vars, Izoard e Galibier. Insomma, si fa sul serio. Si fa la storia.