Allegri e il Milan dei ritardi. "Con la squadra al gran completo..."

Non vince in casa da ottobre, non batte l'Inter da 2 anni. "E se giochiamo come contro la Roma rischiamo grosso"

Milanello - È il derby dei ritardi, dei tanti, troppi ritardi del Milan. Che ad esempio non vince dentro le mura domestiche di San Siro da un bel pezzo, dalla sfida con l'Udinese datata 19 ottobre addirittura, due mesi e passa, un'eternità per il logo rossonero. È il derby dei ritardi dall'alta classifica e in particolare dall'Inter che per Natale ammonta a nove punti dalla rivale numero uno e 24 punti dalla Juventus capolista indiscussa della categoria. «Vedrete, dopo la sosta, appena saremo al completo, la squadra risalirà in classifica» è la speranzella di Allegri. Funzionò alla perfezione come una macumba all'alba del 2013 con quella rincorsa cominciata contro il Siena e conclusa sempre a Siena col gol di Mexes che riportò il Milan in Champions dall'ingresso di servizio del terzo posto. I nuovi traguardi del Milan (a verificare la capacità di raggiungerli questa sera a San Siro ci sarà anche il presidente Silvio Berlusconi) sono scolpiti dalle parole del livornese che non si cura granché della presenza scomoda di Seedorf («parlare del mio futuro non ha senso»), già seduto virtualmente sulla sua panchina, e invece si occupa di fissare i prossimi obiettivi: «Passare il turno degli ottavi di Champions, risalire in classifica, arrivare alla finale di coppa Italia». Anche se il valore attuale del suo gruppo viene ritagliato con un aggettivo poco impegnativo, «buono», buono quello del Milan, «buono» quello dell'Inter, «che devono arrivare tra le prime sei» perché questa è la classifica secondo Allegri: prima la Juve insidiata da Roma e Napoli, poi Fiorentina, Inter e Milan.

I ritardi sono tanti, troppi. Per esempio anche nella materia incandescente del derby se ne lamenta un altro, ancora più allarmante. Il Milan non ne vince uno, in campionato, dal 2 aprile del 2011 che fu poi decisivo per sfilare da primi sotto lo striscione dello scudetto. E uno in assoluto dall'8 agosto dello stesso anno, a Pechino, quello di supercoppa griffato da Boateng, 2 a 1 con Gasperini al posto di Mourinho. «L'ultimo l'abbiamo pareggiato, questa volta vorrei vincerlo anche giocando male» confessa Max spiegando così gli affanni che sono diventati preoccupanti e che non si possono giustificare solo con le assenze che pure sono diventate un macigno. «Pensate: De Sciglio ha giocato solo 3 partite, El Shaarawy 3 e mezza», il lamento del livornese che ha dismesso ogni discussione intorno alle strategie del mercato, tanto sa che la materia è affidata alle mani abilissime di Adriano Galliani. E non se ne cura, in pubblico, mentre ricorda in privato che da «31 unità dell'attuale rosa bisogna scendere a 25-26 dopo gli arrivi di Rami e Honda». Quindi in partenza Niang (Montpellier), Amelia, Zaccardo, Silvestre, forse Saponara e un altro paio, tra cui Cristante «non ancora maturo per giocare davanti alla difesa».

È in clamoroso ritardo anche Balotelli, mai in gol contro l'Inter, e nemmeno contro il Milan ricordano gli statistici collaudati, segno di una particolare fragilità emotiva in circostanze del genere. «Mario è molto sereno, da lui si aspettano tutti molto», la frase con la quale lo accompagna all'appuntamento che può mettere fine a un tabù e magari aprire un nuovo scenario per il discusso talento di Milanello. È in ritardo pure Kakà che con il derby cominciò la sua storia in rossonero, è a caccia del sigillo numero 100 ed è assente dal tabellino dei marcatori dall'edizione di maggio 2009 quando in ditta con Inzaghi provvide a rallentare la marcia interista. «Non dobbiamo farci distrarre da niente e nessuno, dobbiamo essere un corpo unico con la squadra, anche i discorsi fatti da Galliani e da Barbara Berlusconi sono di questo tipo. Occupiamoci del derby dove per fortuna hanno riaperto le curve» è il suo sermone prima del monito ai suoi. «Se giochiamo come contro la Roma possiamo solo perdere», è la convinzione. Troppi contropiedi concessi alle frecce Gervinho e soci, figurarsi con l'Inter che ha un bel primato di gol fatti, 36 fin qui. In ritardo anche la riconciliazione con Mazzarri, adesso che le strade milanesi si divideranno. Allegri ieri lo ha chiamato tre volte per nome, Walter, e ne ha elogiato il lavoro fatto ad Appiano. Che nostalgia quando i due si azzuffavano persino sui luoghi di nascita!

Commenti

linoalo1

Dom, 22/12/2013 - 11:05

Vogliamo un Milan vincente?Via i vecchi!Lino.