Ancelotti rossonero ma solo a... metà Il Milan corre ai ripari

Galliani: "C'era il 10% di probabilità, ora siamo al 50..." E se dicesse di sì? C'è una lista della spesa da 100 milioni: bomber, regista e difensore top

Ancelotti, Gattuso e Galliani

Ancelotti non ha detto sì al Milan ma non ha nemmeno detto pubblicamente no. Lui e Galliani si sono lasciati con una promessa solenne: si sentiranno al telefono mercoledì 3 giugno e in quella data ci sarà la decisione. Dentro (Milanello) o fuori. Adriano Galliani ieri pomeriggio è tornato a Milano, in tasca una cospicua speranza e la sicurezza d'aver fatto breccia nel cuore del vecchio sodale. «Sono arrivato a Madrid col 10% di possibilità, riparto col 50% che non è il 100% ma è già un bel risultato» la sua soddisfazione misurata dopo un corteggiamento durato quattro giorni e scandito da cinque incontri. «Ho aspettato prima di provare l'affondo» l'altra confessione di Galliani che si è comportato come nel corteggiamento di una bella signora: non si è fermato dinanzi alle prime perplessità di Carletto, ha massaggiato il suo cuore ferito dall'ingiusto esonero patito dal Real Madrid, gli ha ricordato le tappe di una carriera unica («nemmeno Mourinho e Guardiola hanno il curriculum di Carlo Ancelotti che ha allenato Juve, Milan, Chelsea, PSG e Real Madrid») per cementare l'autostima dell'uomo prima di puntare sulla mozione degli affetti e sulla sfida nuova da affrontare a Milanello. «Siamo 50 e 50, spero che diventino 100 le possibilità ma temo anche zero»: prima di volare verso Linate Adriano Galliani è stato trasparente, senza illudere il popolo rossonero rimasto in attesa.

Come Galliani, anche Ancelotti è rimasto fermo a metà strada. «Se non fosse stato il Milan non avrei perso un solo minuto per dire no» la confessione ai cronisti italiani. Pesanti (per le energie nervose consumate) i due anni vissuti a Madrid, poche le vacanze per ricaricare le pile. «Me ne vado felice da Madrid, i tifosi sono stati fantastici» il suo addio recitato dinanzi ai giornalisti spagnoli. Lunedì mattina in Canada Ancelotti sarà sottoposto all'intervento chirurgico per rimuovere la stenosi alla cervicale che gli ha procurato un formicolio alle mani. Molto dipenderà dall'esito dell'operazione e dal parere del medico sul periodo di convalescenza e riabilitazione cui dovrà sottoporsi. Perciò è stato fissato l'appuntamento del 3 giugno, 48 ore dopo l'intervento, quando lo scenario privato sarà più chiaro. A quel punto basterà un semplice sì perché, come ha ricordato Galliani, «siamo d'accordo su tutto il resto» che vuol dire dimensioni economiche e durata del contratto, l'identità dello staff da portarsi dietro e il piano industriale del prossimo mercato, definito più volte «impegnativo», aggettivo che si può tradurre anche in una cifra, 100, 120 milioni a disposizione da parte dell'azionista. Decidesse per il sì, Ancelotti ha già fornito suggerimenti e indicazioni per il prossimo Milan: potenziare l'asse centrale della squadra, un centrale difensivo di grande affidamento più un centrocampista di pregio e un centravanti di talento i tre innesti ritenuti indispensabili.

E se Ancelotti rispondesse no? «Non voglio fasciarmi la testa, ci penseremo da giovedì mattina» è la risposta secca di Adriano Galliani il quale, nell'occasione, ha anche riservato a Pippo Inzaghi un trattamento speciale («l'ho avvertito prima di volare a Madrid, e gli ho anche detto che rimarrà con noi»).

L'exit strategy non è stata ancora definita nei dettagli operativi e sarà concordata con Silvio Berlusconi. Il primo nome è quello di Vincenzo Montella (la penale da 5 milioni è una difficoltà insuperabile) seguito da un altro italiano, Maurizio Sarri (lo cerca anche la Samp). Infine c'è la questione aperta col ct Antonio Conte il quale ha chiarito la propria posizione in vista dei provvedimenti del tribunale di Cremona: con un rinvio a giudizio lascerebbe la panchina azzurra. Lo straniero è il tecnico del Siviglia, Emery, salito alla ribalta grazie al successo dell'Europa league.