A un anno dal "Mineirazo" il Brasile sta peggio

Neymar unico talento, ma sempre in discussione. E Dunga rimane al suo posto

Carlos Dunga

Rio de JaneiroCompie un anno la sconfitta più pesante della storia della nazionale brasiliana: il 7-1 a Belo Horizonte, il famoso «Mineirazo», con cui la Germania vinse i padroni di casa alla semifinale del quarto mondiale conquistato dai tedeschi. Che cambiamenti hanno scatenato nel Brasile quella batosta? Pochi, anzi le cose si sono peggiorate.

A giugno la Seleção è stata ai quarti della Coppa America dal Paraguay dopo i rigori. E senza Neymar, l'unico brasiliano che oggi si può definire fuoriclasse, che scontava parte della squalifica rimediata per l'espulsione con la Colombia. Secondo la Fifa, l'attaccante dovrà scontare le altre due giornate di stop nella competizione ufficiale successiva (ovvero le prime due partite delle qualificazioni mondiali). La Confederazione Sudamericana, però, aveva stabilito che una squalifica pendente doveva essere scontata in un torneo sudamericano, così il Brasile può presentare un ricorso. Un pensiero in più per il ct Dunga: la sua squadra è sempre più Neymar-dipendente.

Nonostante il fiasco alla Coppa America Carlos Dunga, sostituto di Scolari dopo Brasile 2014, non ha perso il posto. Almeno per ora. L'ex centrocampista di Fiorentina, Pisa e Pescara ha vinto 11 partite di fila - dieci amichevoli più la gara d'esordio di Coppa America con il Perù - prima di essere battuto dalla Colombia. In molti vorrebbero un ct straniero tipo Guardiola, altri suggeriscono Sampaoli, argentino che ha portato il Cile all'inedito titolo continentale. Ma se riesce a sopravvivere fino a Rio 2016, Dunga avrà l'opportunità di far tacere i critici.

In Brasile, l'unico Paese presente a tutti i Mondiali, c'è una paura matta che la nazionale non riesca ad andare in Russia 2018. Ma persino in tempi di crisi ciò sembra improbabile. In Sudamerica le qualificazioni si giocano nel sistema di un classico campionato: le dieci nazionali si affrontano in andata-ritorno. Le quattro prime si qualificano direttamente, la quinta disputerà un posto al ripescaggio. Cioè, il 50% o il 40% delle nazionali sudamericane sarà in Russia.

Fuori campo la situazione è ancora peggiore. Nella retata eseguita dal FBI e dalla polizia svizzera a maggio a Zurigo c'era José Maria Marin, ex presidente della Confederazione Brasiliana di Calcio (CBF) e presidente del Comitato Organizzatore del Mondiale 2014. Marin, politico del partito del governo ai tempi della dittatura militare in Brasile, è ora in una prigione svizzera: proverà a tutti costi di non essere estradato negli Usa. Sull'attuale presidente della CBF, Marco Polo Del Nero, non ci sono accuse ufficiali di convolgimento negli affari di corruzione alla Fifa anche se secondo il quotidiano O Estado de S.Paulo, il suo nome è già nelle indagini Usa. A giugno non è andato in Cile per la Coppa America e non si sa se andrà a Zurigo il 20 luglio per la riunione straordinaria del Comitato Esecutivo Fifa.