Arianna, prima volta d'oro Solita Italia, altro fioretto

La Errigo elimina la "nemica" Vezzali e vince il mondiale dopo l'argento di Londra. E la Di Francisca è di bronzo

La ragazza dal muso lungo ha ritrovato uno splendido sorriso. Arianna Errigo è la ragazza che sul podio di Londra proprio non ce la faceva a sorridere. Aveva una medaglia d'argento olimpica al collo, sul gradino dei vincitori c'era una sua amica, anzi la compagna di camera, Elisa Di Francisca, ma lei no, proprio non digeriva quell'insulto del destino. Lassù ci voleva stare Lei, detto con la maiuscola. E ieri sera, quando le mancava appena una stoccata per ritrovare il sorriso che vale un oro e magari la pace con il destino, faceva intuire il tumulto interiore, la voglia di acchiappare l'attimo che fugge: un fremente attaccare, un sottile isterismo ad ogni colpo sbagliato, grinta feroce e urla nevrotiche fino al sospirato tocco definitivo alla tedesca Caroline Golubytskyi (è finita 15-8). Ah sì, quella è stata una liberazione! Si è visto dal viso sbucato dalla maschera, dagli abbracci e baci che sono il corollario di tutte queste storie che portano le fiorettiste italiane in cima al mondo. Se ne sono viste tante e tutte uguali e sorelle in quel moto liberatorio che strappa lo stress, riattiva l'animo intimorito, toglie la nevrosi del tener l'avversario sotto la punta del tuo fioretto.

L'Italia del fioretto cambia faccia, ma non indirizzo al campionato del mondo di fioretto femminile. Arianna Errigo, brianzola, 25enne, quasi eterna seconda nelle grandi competizioni, ragazza che tiene la scena come una Pellegrini della pedana, succede a Valentina Vezzali che, a sua volta, aveva preso il posto di Elisa Di Francisca. Dal 2010 ad oggi sempre azzurro è, comprese le olimpiadi di Londra dove il podio fu tutto azzurro e la Di Francisca più brava di tutte. Arianna ha sbaragliato il mondo del fioretto a Budapest con quel suo tirare tutto d'attacco, si è presa tante rivincite. Una su tutte quando, ancora una volta, ha infilato il fioretto sul petto di Valentina Vezzali. Battere una mamma della pedana serve e rinfranca. Quest'anno, poi, Arianna divideva con Valentina anche il maestro, Giulio Tommasini, un nome una garanzia. In più, una curiosità: vince il primo oro alla stessa età in cui lo vinse Valentina. Solo questo, però, perché nel resto Valentina e Arianna viaggiano su emisferi opposti, sia per lo scarso feeling, sia per qualche ruggine passata. Valentina è un'agonista al limite del farti perdere le staffe: a parole e col fioretto. Arianna una che non digerisce nessun tipo di stoccata: né verbale, né del fioretto.

Ma ieri mamma Valentina ha intuito che non sempre le mamme fanno miracoli in pedana, come le era capitato nel 2005 a Lipsia, dopo la nascita del primogenito. Stavolta Arianna l'ha infilata con un secco 15-8. E Valentina le ha reso gli onori, scrivendolo perché tutti sapessero, forse convinta di aver perso contro la futura campionessa del mondo: «Ho perso contro una compagna di squadra formidabile. Io ero anchilosata. Ci vedremo a Rio 2016». Poi Arianna, fortificata dai successi della giornata, si è sbarazzata (15-11) della russa Inna Deriglazova che, nell'angolo, teneva Stefano Cerioni, che ben conosce le italiane ma non ha potuto miracolare le sue nuove atlete. Infine la finale contro la tedesca: partita sempre in pugno, inizialmente equilibrata, poi due parziali di 4-0 hanno permesso ad Arianna di prendere il volo che sognava.

Arianna non è più il bronzo di Antalya 2009, nemmeno l'argento di Parigi 2010 dietro alla Di Francisca, così come l'anno scorso ai Giochi. Oggi è la numero uno assoluta, campionessa del mondo e vincitrice della coppa del mondo (seconda consecutiva). Meraviglioso en plein che l'Italia ha rafforzato con il bronzo di Elisa Di Francisca che, invece, in semifinale davanti alla Golubytskyi si è imbizzarrita partendo forte, poi liquefacendosi dopo una lunga pausa per un pestone in faccia subito dalla avversaria. Quel pestone ha fatto più male ad Elisa, che si è risvegliata tardi: e la sua rimonta si è bruciata sull'ultimo assalto. Alla prossima.