Aru e Porte ci provano ma Contador li gela

Gli attacchi dei due inseguitori fanno il solletico alla maglia rosa che li beffa a un traguardo volante

Campitello MateseDue letterine: ok. Due letterine che potrebbero essere lette anche ko. Due letterine palindrome, che mandano due messaggi forti e chiari dal secondo arrivo in quota di questo Giro. La prima è firmata dal padrone di casa, Alberto Contador: tutto ok. La spalla sublussata a Castiglione della Pescaia va bene, ma quel che è peggio per i suoi avversari è che anche le sue gambe non sono da meno. Ieri, sull'ascesa finale, hanno provato a metterlo in croce sia Fabio Aru (due volte), che Richie Porte (una), ma il risultato è stato a dir poco modesto. Lo spagnolo, tornato a saltellare sui pedali come nei momenti migliori, ha rintuzzato i due attacchi con relativa facilità. «Sono andato bene e sono molto soddisfatto - ha detto la maglia rosa -. Come ho visto Aru? Bene, Fabio è davvero un corridore molto forte: quando lo vedo attaccare, mi rivendo in lui».

Contador, intanto, non perde di vista il sardo. Cosa che invece è successa al nostro campioncino in maglia bianca di miglior giovane del Giro. Al chilometro 50, in un normalissimo traguardo volante posto a Sora, lo spagnolo è andato a prendersi 2" di abbuono. Per la serie: può fare più danni un traguardo volante di un arrivo in salita. Certo, non è il caso di fasciarsi la testa, siamo ancora alle punture di spillo, alla guerra di nervi. Ad azioni dimostrative, che però ci dicono chiaramente che lo spagnolo sta bene. Aru, che ieri mattina era partito da Fiuggi con soli 2" di ritardo, ieri sera si è ritrovato a 4''. «Ci ha colto di sorpresa, è stato molto astuto», ammette l'italiano.

L'altra letterina arriva dall'avvocato di un certo Marco, fotografo di Castiglione della Pescaia, che giovedì scorso ha mandato ko sia Daniele Colli (che ha deciso di denunciare lo sciagurato) che Alberto Contador. «Sono dispiaciuto da quanto è successo, spero che Daniele Colli guarisca presto e che Contador finisca il Giro in sella alla bicicletta», ha scritto in una nota. «Quello che è successo mi ha profondamente addolorato, e benché sia convinto di non aver commesso imprudenze, l'idea che un giovane abbia dovuto abbandonare il Giro a causa della caduta mi angoscia, così come tutte le ricostruzioni e le dichiarazioni di questi giorni, che purtroppo vogliono trasformare un incidente in un mistero, e una persona normale in un mostro».

Ci risiamo. Nessuna scusa, nessun pentimento, in compenso critiche per le ricostruzioni dei giornalisti che sono stati tanto tanto cattivi con questo ragazzo: povero cocco di mamma. Lui con il suo teleobbiettivo manda all'ospedale Colli con l'omero fratturato, ma anziché chiedere scusa in maniera incondizionata, piagnucola perché i giornali sono stati tanto cattivi con lui: ha vinto. «Sono vicino ai due corridori feriti e spero che Daniele mi dia modo di andarlo a trovare quanto prima», ha concluso Marco. Sì, in tribunale.

Tornando alla tappa, ieri una letterina l'ha spedita anche il 29enne spagnolo Beñat Intxausti, che ha vinto l'ottava tappa di questo Giro bello e avvincente. Alle sue spalle Mikel Landa transitato sul traguardo con un ritardo di 20" e Sebastien Reichenbach a 31". Aru, Contador, Porte e Uran poco dietro. Tra pioggia e vento la prima parte della tappa è stata caratterizzata da scatti e controscatti, poi la corsa è scivolata via sulle ali dell'attacco di Kruijswijk. Poi il finale, con gli attacchini di Aru e Porte, e la risposta immediata di Contador. Molto più bella di quella di Marco.