Atalanta a quattro passi dal sogno

I bergamaschi non si fermano più: battono il Genoa e sono a 4 punti dalla Champions

È risaputo che più si va in alto più l'aria si faccia rarefatta e sia facile perdere lucidità. Non è così per l'Atalanta che più sale e meno accusa la pressione. Eppure non era per niente facile. Contro un Genoa con l'acqua alla gola che adesso rischia davvero di giocarsi la salvezza all'ultimo sprint, con tanti assenti e con la finale di coppa Italia alle porte. Ma essere padroni del proprio destino, con un sensazionale quarto posto che si può mantenere saldo a patto di non fare passi falsi, è un fantastico vantaggio che la Dea non vuole sprecare. E allora niente mancanza di ossigeno, niente braccino, nonostante qualche patema di troppo nel finale. E adesso l'Atalanta si gioca un doppio appuntamento con la storia distante solo tre partite. Una squadra di provincia, che gioca benissimo, ha la possibilità di alzare un trofeo e di qualificarsi alla Champions. Una meraviglia.

Merito, al di là di una squadra che a tratti sembra una macchina perfetta, di una società lungimirante e di un allenatore bravissimo, per cui è scattata l'inevitabile caccia da parte delle big. Dopo anni di gavetta (e che gavetta) e una delusione nerazzurra interista, ora i tempi sembrano maturi. A patto di non considerare questa Atalanta già una grande a tutti gli effetti. «Pressione? Un po' la sentiamo ma prevale la voglia di godercela. Siamo una squadra forte di testa», spiega Gasperini.

Eppure non era facile e lo è stato solo in parte contro il Genoa. Gasperini doveva fare i conti con tre assenze pesantissime: il Papu Gomez, Masiello e Mancini out per squalifica e con Toloi infortunato mancavano quindi il fantasista e l'intera difesa. Il Gasp allora ha inventato Hateboer centrale con Pasalic chiamato a mettere fantasia in avanti. Prandelli invece ha confermato in blocco il 4-3-3 che bene ha fatto con la Roma settimana scorsa, con il redivivo Lapadula centravanti supportato da Kouamè e Bessa.

Partono forte i nerazzurri che vanno in gol con Gosens dopo 8 minuti e con Zapata dopo 18 ma in entrambi i casi l'arbitro ferma tutto per fuorigioco. È comunque il segnale di un dominio di gioco che però non vede concretizzazione nella prima frazione. Anzi, ci vuole un grande intervento di Gollini per fermare un sinistro da fuori di Veloso proprio allo scadere. Ma la dimostrazione che all'Atalanta giri, con pieno merito, tutto bene, arriva proprio in avvio di ripresa. Gasperini sostituisce Pasalic con Barrow all'intervallo e dopo 42 secondi il gambiano timbra l'uno a zero. Vantaggio fondamentale ma meglio non rischiare e così dopo 8 minuti Castagne di fatto chiude la contesa realizzando il 2 a 0 dopo una delle solite azioni manovrate made in Gasperini.

A questo punto l'Atalanta si rilassa, magari anche pensando alla finale di Roma contro la Lazio e non gliene si può fare una colpa. Il Genoa, troppo timido in precedenza, prova a rialzare la testa sfiorando il gol con Lapadula prima e trovandolo con Pandev quando alla fine mancano soltanto spiccioli. Troppo poco per fare paura alla Dea. La curva bergamasca trasferita in blocco a Reggio Emilia fa festa e canta tutti a Roma alè prima di invitare Gasperini e la squadra a prendersi applausi e l'abbraccio virtuale. Quarto posto da difendere (servono 4 punti, a prescindere dai risultati delle concorrenti) e coppa Italia da conquistare. Non è un sogno, per la Dea è tutto vero, verissimo.