Baby Leclerc vince perdendo. Ha già conquistato la Ferrari

In Bahrein sorpassi e un Gp sempre in testa. Chiude terzo, tradito dal motore. La Rossa è con lui. Vettel altro testacoda

Sta succedendo quella cosa lì. Che tutti iniziano a innamorarsi di Charles spalle larghe. Del suo talento grande che da solo, però, non basterebbe a far scattare la scintilla. Ma vengono in soccorso il viso morbido da manga e gli innati modi gentili. E la storia personale. Le avversità affrontate nella vita. Tante e troppe per chiunque e a qualsiasi età, figuriamoci per l’adolescente che era solo poco tempo fa. Per cui che cosa volete che sia perdere una gara stravinta e strameritata come quella di ieri in Bahrein perché un pistone all’improvviso, quando mancano una decina di giri al traguardo, decide di smettere di funzionare correttamente; e, peggio ancora, il team dice che no, non si può finire secondi perché bisogna andare ancora più piano per risparmiare la benza? Per Charles, il terzo posto finale è un dispiacere enorme subito derubricato a inciampo, fastidio, brufolo sul naso che domani scomparirà. Per il popolo rossovestito in tv e sulle tribune è invece un dramma sportivo. Perché oltre al talento immenso, è proprio questa la forza preziosa quanto dolorosa di Leclerc. Quella di dare sempre il giusto peso alle cose di sport e andare oltre. Una dote allenata dalle intemperie della vita: l’amico Jules Bianchi perso inseguendo il suo stesso sogno e papà Hervé che adesso non c’è più. «Peccato, sono deluso, però guardo a tutto il bene fatto dal team per recuperare dall’Australia e arrivare qui competitivi» dice un attimo dopo la vittoria di Hamilton, un attimo dopo l’ennesima doppietta Mercedes, un attimo dopo i complimenti, per la verità un po’ insistiti, quasi a volergli creare pressioni che mai avrà, di Lewis. Charles è sereno nonostante la rabbia interiore che non traspare mai. Perché sa in quale cassetto riporla, e non è il cassetto più importante. È questa la sua forza. Quella che senza uno sguardo di sfida gli ha permesso di mettere sotto pressione Vettel che, sì, era partito bene, subito in testa e però, no, non doveva andare in testacoda al giro 38. Se solo avesse tenuto il ritmo del compagno, Seb avrebbe potuto rendere dura la vita ad Hamilton e Bottas. Quella forza che ora spinge proprio Lewis a sviolinare complimenti. Quella forza che gli permette di dire poche e chiare cose e lasciare che per lui parlino altri o la pista: il boss Mercedes che non applaude conscio che il successo sarebbe dovuto essere di Charles e dice «noi grande strategia e grande culo»; e il suo boss, Mattia Binotto, che parla mesto «di inaccettabili problemi di affidabilità e una doppietta mancata e peccato per Sebastian» aggiunge «capita quando si lotta... e peccato per Charles, avrebbe vinto». Quanto alla pista: parlano per Leclerc il doppio sorpasso nei primi giri per mettere una pezza alla brutta partenza dalla pole e andare a riprendere Vettel e Bottas; la gara condotta in testa a suon di giri veloci; il ritmo a martello; e Vettel tetracampione in crisi. Per la verità, non è accaduta solo quella cosa lì, che ci siamo innamorati di lui. È successo dell’altro. È successo che Charles spalle larghe ha vinto perdendo. Le parole da lui usate commentando il buon lavoro della squadra da Melbourne al Bahrein sono state volutamente ambigue. «Sicuramente» ha detto «il team non dovrà dimenticare quanto fatto in questo week end...». E non si riferiva solo alle prestazioni tecniche. Lo sa bene Sebastian e, visti i complimenti forzati, lo sa anche Lewis. I re fiutano subito gli eredi al trono.