La bandiera spagnola passa da Nadal a Gasol

Un giorno. È il tempo in cui la Spagna ha trovato un sostituto a Rafa Nadal, che giovedì ha annunciato il suo forfait da portabandiera iberico. Questione di tempi, l'Olimpiade si avvicina. Eppure la scelta non deve essere stata facile, tanti erano i nomi a disposizione del comitato olimpico spagnolo. Tra i velisti Iker Martìnez e Xabier Fernàndez, due medaglie tra Atene e Pechino, il ciclista Samuel Sanchez, campione olimpico in carica, e Pau Gasol (nella foto), 32 anni, stella europa nella Nba americana e medaglia d'argento 4 anni fa, dalle parti di Madrid la scelta certo non mancava.
Alla fine, vuoi per la lontananza da Londra della sede di allenamento dei velisti, vuoi per l'infortunio a Sanchez, la scelta, ufficializzata ieri, è caduta su Gasol. Di fatto unico portabandiera rimasto agli spagnoli ma non di secondo piano, anzi. «Sono triste per ciò che è successo a Nadal, tutto il mio appoggio va a lui. In sua sostituzione ci sono di sicuro molti atleti che se lo meritano più di me» ha detto il giocatore dei Los Angeles Lakers prima di ricevere la notizia. Modesto il ragazzo, pure troppo. Più vicina alla realtà la descrizione del comitato olimpico spagnolo: «Paul rappresenta i migliori valori dello sport e della competizione. La sua figura e i suoi indubbi meriti ne fanno un modello per tutta la società e soprattutto per i giovani».
D'altronde il palmares di Gasol parla da solo. Argento a Pechino 2008 con la Spagna, seconda solo ai «soliti» Stati Uniti. In Nazionale conta anche una vittoria mondiale e due europee. Con i Lakers, due anelli (primo spagnolo ad ottenerne almeno uno) più vari riconoscimenti personali. Nello scambio con Nadal, i giallorossi di sicuro non ci hanno perso. Anzi, forse ci hanno guadagnato.
Se la Spagna ha risolto il problema, 116 paesi dei 205 complessivi ancora non l'hanno fatto. Tra questi, anche nazioni di primo piano come la Cina o gli Stati Uniti. Per ora, degli 89 portabandiera ufficiali, spicca la componente femminile, vicina a una percentuale corposa, il 40%. Ultima in ordine cronologico, l'atleta Caster Semenya che proprio ieri è stata scelta dal Sudafrica come rappresentante. «Un grande privilegio, mi ispirerò a Mandela» le sue parole. La Semenya, sul cui sesso venne sollevato più di un dubbio poi risolto con i test dell'Associazione internazionale di atletica leggera, è stata preferita a Oscar Pistorius, che pure ha goduto di una spinta popolare non indifferente. «Se avessimo scelto Oscar, qualcuno avrebbe potuto tirare fuori strane teorie» ha tagliato corto il comitato olimpico sudafricano. Anche perché Pistorius, solo partecipando, ha già ottenuto la sua vittoria.