Barcellona 1992. Casartelli in sella all’oro. Cherubini: "La vittoria dei tre sorrisi"

Fabio Casartelli, il meno osservato degli azzurri, concretizza il lavoro di Gualdi e Rebellin, centra la fuga vincente e conquista il podio più alto nel ciclismo su strada: Cherubini: «Il momento più bella: un ragazzo che taglia il traguardo e sei braccia che si alzano»

La pagina dello Sport del «Giornale» che celebra la vittoria di Fabio Casartelli alle Olimpiadi di Barcellona del 1992

Fabio Casartelli, comasco, nato nel 1970 e morto in seguito a una caduta lungo la discesa del Colle di Portet-d'Aspet durante il Tour de France 1995, è stato un ciclista bravo e sfortunato. Vinse la medaglia d'oro nel ciclismo alle Olimpiadi di Barcellona del 1992, primo italiano a riuscirci dal 1968, sembrava avviato ad una grande carriera. Invece il destino lo aspettava alla quindicesima tappa del Tour, tre anni dopo. Perse il controllo della bicicletta in discesa e sbattè con violenza la testa contro un paracarro. Viaggiava a 80 chilometri orari e non aveva caschetto di protezione. Il suo successo olimpico così fu raccontato da Marco Cherubini sul «Giornale».«Un rettilineo leggermente in salita, solo tre ciclisti all’arrivo, una maglia celeste chiaro davanti, sei braccia al cielo. È l’istantanea più bella per la vittoria di Fabio Casartelli, medaglia d’oro nel ciclismo su strada. Verso le 13 di ieri, sotto il sole esagerato della Catalogna, Fabio ha guidato e vinto lo sprint a tre, dopo 194 chilometri e quattrocento metri. Dietro di lui però altri sorrisi. Quello del temibile olandese Dekker, e del lettone Ozols. Tutti contenti di finire sul podio. Un gesto dolce e sottile che forse solo sport faticosi e belli come il ciclismo possono ancora regalare. Per questo, tra bagni di sudore e rischi di insolazione, la medaglia d’oro di Casartelli ha un valore assoluto. L’ha vinta lui con una volata possente, indiscutibile. L’hanno vinta anche e soprattutto i due compagni di squadra di Casartelli, Mirco Gualdi e Davide Rebellin. Loro erano dati favoriti, loro erano quelli marcati da tedeschi e francesi. E loro hanno giocato da squadra per far si che uno solo su tre potesse farcela. Ma quest’oro, il secondo del ciclismo italiano, in evidente stato di grazia a Barcellona è anche di Giousè Zenoni, tecnico bergamasco che ha saputo unire in modo perfetto i nostri ciclisti. Senza Gualdi e Rebellin la medaglia di Casartelli sarebbe stata certamente più difficile. Ecco perché alla fine le braccia al cielo erano così tante».Marco Cherubini (3 agosto 1992)

Commenti

MOSTARDELLIS

Dom, 19/02/2017 - 23:13

Maledetti cxxxxxi, imbecilli. Prendeteveli anche tutti, però teneteveli a vita.