"Bisogna punire anche chi ha la maglia a righe" Sarri spiega l'espulsione con il Milan

Usa la schiettezza tipicamente partenopea Sarri nello spiegare le ragioni della sua espulsione nel match contro il Milan. Quarta giornata e si incomincia a parlare di sudditanza psicologica 

La disperazione di Sarri sull'intervento di Bonera

Maurizio Sarri, espulso nel match contro il Milan, ha spiegato il motivo per cui il direttore di gara gli ha mostrato il cartellino rosso, allontanandolo quindi dalla panchina.

Il tecnico dell'Empoli, che si è detto comunque soddisfatto del pari colto contro il Milan, anche se visto come si era messo il match i tre punti si potevano portare a casa con un po' più di attenzione, ha svelato di aver detto a Calvarese che il fallo di mani di Bonera (non rilevato dalla terna) era netto e che è molto difficile che i direttori di gara diano un calcio di rigore a favore di una squadra quando dall'altra parte l'avversario indossa una divisa a righe.

Queste quindi le affermazioni che gli sono costate il rosso diretto ed il mister napoletano, pur ammettendo di aver commesso un errore a rivolgersi in questo modo al direttore di gara, ha voluto difendere la propria posizione, facendo presente come se da un lato non crede alla malafede degli arbitri, dall'altro non può non notare come sia complicato per un fischietto non essere condizionato, anche solo inconsciamente, dal fatto di arbitrare una partita in cui una delle due compagini in campo è un "top-team".

Le parole, che il tecnico ha pronunciato nel post-partita del Castellani, daranno sicuramente adito a molte polemiche e rifoncoleranno la richiesta di chi ritiene che la moviola in campo sia la soluzione, l'unica soluzione per situazioni come quella che si è verificata ieri sera, con un fallo di mano non visto dall'arbitro. Tuttavia per ora non pare all'orizzonte una tale possibilità e l'unica cosa certa è che se il buongiorno si vede dal mattino, questa sarà un'altra stagione in cui le illazioni sull'operato degli arbitri saranno frequenti, come da tradizione nella storia recente del nostro movimento calcistico, incostante nella qualità dei talenti e nei risultati ma mai nella riproposizione della cultura del sospetto.