Bjorg tradito da un occhio di gatto stradale

Il campione d'Italia Formolo: «Corriamo senza un domani, senza difese e nudi»

«Stavamo procedendo ad andatura piuttosto tranquilla, non più di 35 km/h. Il gruppo era tutto sulla sinistra, due a due, la strada era ampia e leggermente bagnata. Non era ancora scoppiata la bagarre». Così incomincia il suo racconto Marco Marzano, ex corridore professionista, da sei tecnico in team di World Tour, oggi alla guida della UAE Emirates di Fabio Aru e Diego Ulissi. «Ad un certo punto ho visto che il pubblico che era a bordo strada ha cominciato a sbracciarsi, cercando di attirare la nostra attenzione. Io ero proprio davanti, l'ammiraglia numero 3: tra il gruppo e me c'erano non più di cinque macchine. Ho guardato lo specchietto retrovisore per verificare cosa fosse successo, e ho visto che l'ammiraglia della Deceuninck, quella di Elia Viviani, si era immediatamente fermata. A quel punto ho detto via radio a Bruno Vicino, che era alla guida della seconda ammiraglia, di fermarsi e verificare cosa fosse successo. Il racconto di Bruno mi ha lasciato senza parole».

Il racconto è sulla morte pazzesca che ha colpito ancora una volta un ciclista belga. Bjorg Lambrecht, 22enne scalatore fiammingo, al quale è risultata fatale una caduta avvenuta attorno al 40° chilometro di corsa della Chorzów-Zabrze, terza tappa del Giro di Polonia, l'altro ieri. È chiaro che al momento la dinamica dell'incidente non sia stata ancora chiarita dalle autorità competenti, ma se in un primo momento si parlava di malore, adesso pare che il povero ragazzo sia finito in un fosso a causa di un oggetto sulla strada ed è andato a picchiare violentemente contro un blocco di cemento.

Bruno Vicino, anche lui è un tecnico di lungo corso, e di situazioni di questo genere nella sua vita di corridore e poi tecnico ne ha viste purtroppo parecchie. «Ho nella mente l'immagine di quegli occhi che mi guardano fisso, come a chiedere disperatamente un aiuto racconta ancora scosso il tecnico della UAE Emirates -. Una vera e propria ricostruzione non è ancora stata possibile farla, ma da quello che sappiamo e abbiamo capito è che il ragazzo ad un certo punto deve aver perso il controllo della bici per via di qualcosa sulla sede stradale, forse degli occhi di gatto. Su questa strada dritta e invitante, assolutamente non pericolosa, c'era un fossato in secca, e poco più in là un ponticello in cemento, largo al massimo un metro e mezzo, giusto per attraversare il fossato in prossimità di una casa. Il povero Bjorg ha centrato con lo sterno quel blocco di cemento. L'impatto è stato pazzesco e non c'è stato nulla da fare».

Il campione d'Italia Davide Formolo si augura solo che questa ennesima pagina nera per il ciclismo possa servire a qualcosa. «È probabile che sia stata davvero una pazzesca quanto tragica fatalità, però noi corridori ci prendiamo sempre tutti troppi rischi. In gruppo non si tirano mai i freni. Come se non ci fosse un domani, ma non è così che funziona. Noi corridori siamo troppo vulnerabili, abbiamo solo un casco in testa, e per il resto siamo davvero uomini nudi».

Ieri il Giro di Polonia ha vissuto la propria giornata di lutto. Tutti in bici, ma senza competizione, con la Lotto Soudal, la squadra del povero Bjorg, che ha tagliato il traguardo in testa al plotone. Sarebbe stata la prima vera frazione impegnativa, con tanti piccoli strappi, uno molto duro con punte del 20% posto a poco più di 2 km dal traguardo. Una tappa che avrebbe dato forma alla classifica. Una tappa che sarebbe piaciuta a questo ragazzo di soli 22 anni, autentica stella nascente del ciclismo mondiale, che troppo presto ha cessato di brillare.