Blob Parma: dieci mesi di psicodramma tra balle e patron fantasma

Dall'Europa conquistata sul campo al rischio fallimento: un club ucciso da promesse al vento e personaggi improbabili

Quasi 10 mesi di promesse e illusioni, per il Parma, passato dall'Europa league conquistata sul campo e non disputata per il debito Irpef, a due scioperi di fila dei calciatori. Protagonisti il presidente Tommaso Ghirardi, l'ad Pietro Leonardi e poi i presidenti meteora: Doka, Giordano, Kodra e adesso Manenti.

19 maggio 2014. Leonardi: «Giocheremo l'Europa league al Tardini. Rendo onore a Torino e Verona per come si sono battute sino all'ultimo». Sarà poi il Torino a giocare in Europa.

21 maggio. Ghirardi a Radio Parma critica i tifosi: «Mi sono stufato di sentire tutti questi fenomeni che spiegano come va gestita la società: la gestiscano loro».

29 maggio. L'alta corte del Coni respinge il ricorso del Parma sull'esclusione dall'Europa. Ghirardi: «Forse sono riusciti a farmi abbandonare il mondo del calcio». In realtà resterà sino a novembre.

30 maggio. Ghirardi, accuse e lacrime: «Per un errore dello 0,60% ho perso quanto mi ero conquistato sul campo. Siete riusciti a farmi andare via dallo sport, dovete vergognarvi tutti. Con il calcio ho chiuso, me ne torno al mio paesello. Chi tra quelli che mi hanno giudicato ha mai fatto sport, ha mai messo un euro per fare sport?». Sperava di aggiustare un po' il bilancio disputando l'Europa league.

31 maggio. Lettera dei calciatori a Ghirardi: «Siamo pronti a ripartire ma abbiamo bisogno di lei, della sua passione, della sua onestà». A febbraio, poi, gli stessi lo giudicheranno il maggiore responsabile.

3 giugno. Leonardi: «Il Parma è sano e non è in svendita. 15mila abbonati potrebbero convincere Ghirardi a restare». L'ad nega il buco finanziario, per evitare di cedere a prezzo ribassato Parolo e Biabiany.

5 giugno. Il commercialista Luca Marotta analizza il bilancio del Parma per Teleducato : «Ghirardi si è impegnato a garantire la continuità aziendale sino al 31 dicembre». A novembre cederà a Taci perché la madre Gabriella Pasotti non vuole più buttare soldi nel calcio.

5 giugno. Teleducat o: «Perquisizioni alla Sts (azienda che garantisce i servizi allo stadio Tardini, ndr ) e a un'azienda di Ghirardi». Il Parma ovviamente minimizza.

22 luglio. Leonardi: «Mi hanno derubato e ho voglia di andarmi a riprendere l'Europa league». «Riprendiamola», diventerà lo slogan ma la squadra non uscirà mai dalla zona retrocessione.

1 settembre. A TvParma , Ghirardi: «Questo Parma è superiore, più forte rispetto alla scorsa stagione». A metà febbraio sarà virtualmente retrocesso.

12 settembre. Ghirardi resta presidente: «Non avrei regalato il club, ma non sono arrivati acquirenti. Rimango perché altrimenti il Parma sarebbe scomparso». Il 16 novembre pagherà solo la prima mensilità della stagione.

7 dicembre. Leonardi: «Il Parma ceduto a una cordata russo-cipriota. Vicepresidente sarà Fabio Giordano, già presentato ai giocatori». In realtà è passato all'albanese Taci.

16 dicembre. Comunicato del Parma: «Pietro Doka sarà il nuovo presidente». Il gioielliere albanese di Piacenza dapprima è «felicissimo», ma il giorno dopo frena: «Non sono ancora il presidente». Due giorni più tardi rinuncerà.

19 dicembre. L'avvocato romano Fabio Giordano presenta la nuova proprietà: «Dastrosa holding limited». Poi «Dastraso» (la forma corretta). Cambia ancora in «Dastroso». «Il gruppo ha un fatturato di 2mila miliardi. A febbraio o marzo i nuovi proprietari usciranno allo scoperto, per il momento ho un patto di riservatezza». La holding è stata creata ad hoc, a inizio novembre, e Taci non metterà un euro.

22 gennaio. Il presidente Kodra, 29 anni, a una tv albanese: «Balotelli è stato a un passo da noi. Cerchiamo un grande centravanti». E come poteva venire a giocare gratis?

6 febbraio. Il comunicato del Parma annuncia l'altro cambio di proprietà: «Manager di riferimento sarà Fiorenzo Alborghetti». Questi però in una settimana sparirà da Collecchio: «Resto alle cartiere Pigna».

11 febbraio. Alborghetti: «La documentazione è stata verificata dalla banca, il presidente Manenti non ha problemi economici». Ha solo una società in Slovenia, con sede in una casa privata e 7500 euro di capitale.

16 febbraio. Manenti: «C'è il numero di cro per gli stipendi, paghiamo con l'home banking per evitare penalizzazioni». Quattro giorni più tardi, i giocatori in banca scoprono che il codice è irregolare.

19 febbraio. Manenti: «Abbiamo un piano industriale da paura, i soldi ci sono». Lascia intendere di portare da Russia e Ucraina 50 milioni, non arriva nulla.

27 febbraio. Manenti incontra il sindaco Pizzarotti: «È andata bene. Gli investitori? Ho un patto di riservatezza». Il sindaco lo sbugiarda definitivamente: «Gli negheremo l'accesso allo stadio, ogni 2' si contraddice».

Commenti

cespugliando

Lun, 02/03/2015 - 11:46

Solo Cassano aveva capito tutto, altro che cassanata. Bravo. Ha fatto bene ad andarsene, altro che dignità a restare come andava dicendo il suo allenatore! Ora non resta che vendere, sempre che si trovi un compratore.