Rio 2016, Bolt ancora re dei 100 metri Ed è record per Van Niekerk

L'americano ha vinto la sfida con Gatlin: per lui il terzo oro. Il sudafricano Van Niekerk abbatte il record nei 400

Uno col passato da dopato, l'altro no. Uno che ha nella faccia moscia e l'occhio pendulo il marchio della colpa che lo accompagnerà sempre e l'altro che nella schiena ritta e lo sguardo arrogantemente fiero lo stemma di una carriera da fenomeno. Justin Gatlin e Usain Bolt. America e Giamaica, due mondi e due uomini lontani ma vicini.

Come ampiamente previsto la sfida è stata fra loro, come ampiamente immaginato ha rivinto Usain, come da indicazioni giunte da batterie e semifinali l'americano col passaporto macchiato è stato ampiamente fischiato mentre l'altro ampiamente applaudito. Bolt 9''81, lontano dal 9''60 che aveva promesso e dal record che gli appartiene (9''58); Gatlin 9''89, terribilmente vicino a Usain, bronzo il canadese De Grasse, 9''91.

Poi sono stati solo giri di pista e ovazioni e cappellini gialli per il re giamaicano, giri di un sovrano incoronato per la terza volta dal proprio popolo mentre coraggioso, da applausi anche lui benché continuamente fischiato, Gatlin terminava uguale giro davanti a un pubblico contro, bersagliato dal primo all'ultimo metro. La verità? Ci vuole fegato e Justin ne ha avuto.

Si conclude così la lunga corsa fra i due rivali sui 100, una sfida durata quattro olimpiadi. Perché ad Atene, quando Gatlin vinse l'oro, c'era anche Usain, giovane emergente (19''93) e sfortunato, che non era andato oltre le batterie a causa di un infortunio. E ora il conto si fa più salato e definitivo per Justin visto che se un'altra olimpiade difficilmente ci sarà per Bolt (30 anni), a maggior ragione è dura immaginarla per questo 34enne newyorkese dalla pelle dura, la memoria corta e il fisico possente. Tre a uno per Usain, dunque, da stanotte il conto degli ori nei 100.

E però la serata magica di Rio non è stata illuminata solo dalle due stelle dell'eterno duello. Perché poco prima che andasse in scena la sfida, Superman è volato sull'anello dell'Olympic Stadium. Wayde Van Nierkek, atleta sudafricano che nonostante nome e cognome vanta lontane origini italiane, ha completato l'opera iniziata volando nel Nido d'uccello di Pechino, campionato mondiale, l'estate scorsa. Là aveva messo al collo l'oro dei 400, qui la medaglia che vale una vita e il record mondiale che durava da quasi vent'anni: 43''03. Disintegrato il precedente primato sul giro della morte, 43''18, firmato dall'uomo con le scarpette dorate, Michael Johnson, anno 1999, Siviglia. Aveva sei anni all'epoca Wayde. Ora ha molto di più. Oro, primato e un'infilata di record: è infatti il primo e unico velocista ad essere riuscito a scendere sotto i 10'' (9''98) nei 100, sotto i 20'' nei 200 e sotto i 44' nei 400. E questo Superman non usa il mantello e non viene da Krypton.

Commenti
Ritratto di Italia Nostra

Italia Nostra

Lun, 15/08/2016 - 09:08

Bolted, again.

steacanessa

Lun, 15/08/2016 - 10:08

Ma i titoli non li controlla nessuno?

alox

Lun, 15/08/2016 - 11:50

Usian Bolt e’ fra i grandi... per me l’impresa in queste olimpiadi l’ha fatta Antony Ervin: ritornato all’oro (50mt freestyle) a 35 anni (il piu’ "vecchio" di sempre) e dopo 16 anni di distanza...tra i due ori droga, tentati suicidi, una vita di eccessi... complimenti non e' mai troppo tardi rimettersi a far bene!