Bolt e basket Usa senza rischi Ma attenzione ai "falsi" favoriti

Le Olimpiadi sono un'occasione se si gioca su sport conosciuti. Blake e la Spagna possono regalare sorprese agli scommettitori

Anche ai Giochi Olimpici di Londra 2012 il gioco sistematico sui favoriti sarà l'unico temuto dai bookmakers. Previsione fondata sulle statistiche: senza scomodare quella famosissima del parlamento inglese, con la sua inchiesta su 25 anni di ippica, basta citare quelle sui pay-out delle varie aziende oggi operanti sul mercato. In Italia i bilanci del banco sono salvati dal calcio con le sue distorsioni tifose e geografiche, ma ogni quattro anni arrivano le Olimpiadi che daranno sì immagine ma che a volte si risolvono in un bagno di sangue. Il motivo è molto semplice: per bassa che sia, in molte discipline la quota del favorito va considerata alla stregua di un bond (anzi meglio, visti i tempi).

Nel basket, l'1,12 della medaglia d'oro degli Stati Uniti rientra perfettamente in questa tipologia e la quota è persino generosa perché significa che, su 100 teorici tornei olimpici con questo campo di partecipanti, la squadra di LeBron James e Kobe Bryant ne vincerebbe “solo” 89. Tutto può accadere, visto che ad Atene la medaglia d'oro è stata persa da una squadra non molto distante come valore, ma è prevedibile che lo “smart money” vada a prendersi quell'1,12 e che il bookmaker riesca a salvare l'azienda solo grazie ai creativi che vedono squadre diverse dalla Spagna in grado di impensierire una squadra che è paragonabile al Dream Team di Barcellona 1992. Di sicuro, aggiornati a stamattina, quasi il 99% delle scommesse è confluito sull'oro americano, che materializzandosi produrrebbe quindi per i bookmaker una perdita secca. In ottica per così dire obbligazionaria, meglio ancora degli Stati Uniti del basket, sono quelli della 4 per 400 di atletica dati a 1,10 per l'oro: lì possono non vincere solo perdendo il testimone (e nella staffetta del miglio è difficile, anche se in passato è successo), mentre pochissimi rischi in più si corrono con la 4 per 100 giamaicana offerta a 1,30.

Il secondo tipo di favorito è quello in cui il nome prevale sullo stato di forma. Il Bolt a 1,70 nei 100 metri, cioè la gara di un'Olimpiade che tutti ricordano, ha poco senso tecnico visto che in questa stagione il connazionale Blake (2,50) gli è sempre stato superiore e che nei 100 metri la sorpresa, sottoforma anche solo di falsa partenza del favorito (esempio: proprio Bolt, l'anno scorso ai Mondiali di Daegu), è sempre dietro l'angolo. Questo tipo di favorito da “duello” (nessun altro oltre a Blake può sognare l'oro) è ad alto rischio ma è anche il più produttivo come rapporto rendimento-rischio.

Il terzo tipo di favorito è quello degli sport in cui il vincitore non esce da un ristretta élite, ma da un ventaglio infinito di co-favoriti. L'esempio più scontato è quello del tennis femminile, dove una Serena Williams tirata a lucido è la più forte sul campo dove poche settimane fa ha vinto lo Wimbledon vero e proprio ma dove almeno una decina di avversarie può sognare l'oro. Conclusione? Il cosiddetto compitino si può fare solo con le quote del primo tipo, magari con meccanismi che alzano la somma giocata quando si è in vincita e la diminuiscono quando è in perdita. Con quelle del terzo tipo si va per atti di fede. Ci si può divertire invece con il Bolt o il Blake della situazione, quando si ha un'idea tecnica forte. Alla fine la regola è sempre una sola: giocare e investire solo su ciò che si conosce.

Twitter @StefanoOlivari