Bonucci-Allegri quando lo stile Juve finisce all'osteria

di Tony Damascelli

N on ho mai capito che cosa sia effettivamente lo stile Juve. E' una di quelle frasi che riempiono la bocca e i giornali. Forse l'ispirazione poteva attribuirsi ai modi (cinici e perfidi) di Gianni Agnelli o a quelli (discreti) di suo fratello Umberto. Il resto è folklore. Gli ultimi dipendenti della ditta smentiscono, infatti, l'etichetta. Gli insulti volgari tra Allegri e Bonucci ribadiscono che, se i tempi sono cambiati, l'ignoranza e la maleducazione hanno avuto un'accelerazione incredibile. E' stato curioso assistere alla scena che non ha nemmeno avuto bisogno della moviola: uno, l'allenatore, con le mani in tasca a sputare ingiurie; l'altro, il calciatore, a ribadire il concetto e le parole, per poi cercare il faccia a faccia, da saloon del far west, nello spogliatoio.

Il caso è stato affrontato e risolto ma dalla dirigenza, non certo tra i due gentiluomini. Il calciatore attraversa, per ragioni molto personali, un delicato momento psicologico ma assume, a volte, atteggiamenti guasconi e indisponenti, quando, dopo ogni suo gol, chiede al pubblico, stampa compresa, di sciacquarsi la faccia e la bocca (il conte Nuvoletti, parente Agnelli, non avrebbe gradito il gesto).

L'allenatore ha da tempo deciso di togliere il disturbo, vincendo quello che sarà possibile, magari uscendo nel trionfo, lasciando il segno di un triennio fantastico ma, comunque, abbandonando la nave, come già fatto da Antonio Conte esaurito da alcuni inquilini del condominio bianconero.

L'immagine offerta dai due gentleman, venerdì sera, è pari a quella di un paio di camalli ubriachi, chiedendo scusa agli scaricatori del porto di Genova. Allegri e Bonucci, ieri, sono stati richiamati all'ordine e non allo stile Juve; c'è un regolamento e va rispettato, la disciplina non è soltanto una questione di 4-4-2.

Probabilmente, entrambi chiedono l'amicizia su Facebook. Fondamentalmente, sono due cafoni.