Brozovic si riprende l'Inter Due gol per scacciare i guai

Il Genoa spreca e i nerazzurri, di nuovo contestati, riescono a ripartire. Ma non sembrano ancora guariti

Franco Ordine

Milano L'Inter si è rialzata (dalla batosta col Napoli) e ha ripreso il cammino salendo in classifica alle spalle del Toro, a pochi metri dalle poltrona dell'Europa league. Nella sera in cui Icardi è rimasto al palo, senza grandi rifornimenti, è toccato a un ex ribelle, Brozovic, inchiodare il Genoa alla sconfitta, firmare un paio di squilli che farebbero pensare a una clamorosa rinascita. E invece non è ancora il caso di dichiarare guarita la grande incompiuta del campionato. Di sicuro il merito non è da ascrivere allo striscione minaccioso e al silenzio polemico della curva, semmai all'abilità balistica di qualche esponente e alle correzioni tattiche effettuate dal tecnico durante l'intervallo. Forse avere in panchina uno come Pioli, conoscitore di pregi e difetti dei suoi, può essere considerata una delle poche buone idee venute da una società che ha due teste, una cinese (con Kia da suggeritore), una italiana con Ausilio ds. A San Siro l'Inter sta viaggiando che è una bellezza. Quello di ieri sera è il terzo successo consecutivo in campionato, il quarto di fila se si considera quello di Europa league. Non può bastare per recuperare una classifica dignitosa ma come spesso si ripete vincere può aiutare a vincere.

Anche Pioli, come il suo predecessore, è alla disperata ricerca della formula magica che consenta all'Inter di diventare quel che non è mai stata fin qui: una squadra. Non mancano le tessere, è il mosaico che non prende mai forma. E così ha ritoccato il sistema di gioco recuperando un 3-4-3 che non può essere la soluzione come ha ampiamente dimostrato la prima frazione di ieri al cospetto del Genoa, pur nascosta dalla cortina di nebbia discesa su San Siro. Joao Mario e Brozovic sono uno il doppione dell'altro e perciò incapaci di darsi il cambio in modo efficace per offrire protezione alla difesa, già deficitaria dalla parte di Murillo e Nagatomo né risultano abili nel promuovere geometrie di rilievo. Il massimo è il lancio dalla difesa di Miranda nella speranza che qualcosa di buono possa accadere da quelle parti. Il trio d'attacco (Palacio-Eder-Icardi) è rimasto così spesso isolato e fuori dal gioco. E infatti è stato Lazovic, sul fianco destro, a promuovere i maggiori pericoli: D'Ambrosio sulla linea e più tardi Handanovic hanno evitato il peggio alla brillante partenza del Grifone. Ma poiché il calcio non è mai una scienza esatta, è stata l'Inter a trovare la strada del gol grazie alla stoccata di Brozovic sugli sviluppi di un angolo con un paio di sodali sistemati dinanzi alla sagoma di Perin.

Sempre Pioli ha capito al volo che quello schieramento andava corretto e nella seconda frazione ha prima fatto entrare Felipe Melo (per Eder inconcludente) e poi Perisic (per Palacio, idem come sopra) nell'intento di offrire solidità allo schieramento difensivo e trasferire Joao Mario dietro le punte, che è poi il suo ruolo più autentico. Non è stato un caso che a metà ripresa proprio il portoghese abbia promosso il blitz che ha consentito a Brozovic di mettere al sicuro il successo con il secondo sigillo, questa volta comodo comodo, una sorta di rigore in corsa eseguito con glaciale precisione. L'uomo giusto al posto giusto, verrebbe da chiosare. Il Genoa, alla fine, è rimasto ancora una volta a mani vuote: il suo viaggio a San Siro è diventato un tabù da 22 anni, ultimo successo datato 1994 addirittura. Nella ripresa non ha più trovato gli sbocchi conosciuti in avvio nonostante i cambi di Juric (Ninkovic, Pandev, Edenilson) che poco hanno aggiunto alla cifra tecnica del gruppo. Anzi è stato Perin (su colpo di testa di Miranda) a evitare ai suoi un castigo eccessivo.