Bubka vuol volare sul tetto del Cio

L'insuperabile ex del salto con l'asta, ha presentato la candidatura per le elezioni di settembre. Abile nelle esperienze da dirigente, dovrà vedersela con i politicanti dello sport

Sarebbe ora di mettere a sedere un grande ex sulla poltrona presidenziale del Cio (comitato olimpico internazionale). Lo sport ci ha abituato a vedere e sopportare gestori illuminati e non, ma sempre lontani dal cuore della gente e dall'albo dei grandi campioni. Avery Brundage, presidente pescato dagli Stati Uniti che rimase venti anni numero uno del Cio (1952-1972) fu pure atleta olimpico, ma senza medaglie.

A settembre potrebbe essere la volta buona. Sergei Bubka si candida alla presidenza e, vista la sua attenta scalata alle gerarchie sportive, c'è da pensare che ci siano poche ragioni( e intrighi) perchè fallisca l'obiettivo. Nella sua grande carriera ha sempre dimostrato di saper gestire record, primati e incassi con metodo chirurgico. La sua dimensione sportiva è lunare, non a caso detiene ancora il primato del mondo del salto con l'asta (m.6,14). La dimensione culturale e dirigenziale ha uno spessore che pochi si sono conquistati.

Il mondo dello sport è sempre un po' zoppo nel saper riciclare i grandi campioni in un ambito dirigenziale. Solo Sebastian Coe si è messo a correre davvero quando ha dovuto dimostrare bravura organizzativa e dirigenziale: le splendide olimpiadi di Londra sono figlie della sua capacità. Nel mondo gli ex campioni gestiscono federazioni o magari comitati olimpici. In Italia oggi abbiamo una campionessa ministro dello sport, ma più spesso i grandi ex diventati presidenti federali hanno fallito o non hanno brillato. Bubka è riuscito ad esere vincente non solo volando nell'aria. Nella carriera ha vinto l'oro olimpico a Seul 1988, oltre a titoli mondiali(6 all'aperto) ed europei, stabilito 35 record mondiali, 17 dei quali all'aperto e 18 indoor. Quasi sempre i nuovi record miglioravano il proprio record. Anzi Bubka li ha volontariamente centellinati per passare all'incasso economico ogni volta. La chiave del successo di Bubka sono stati velocità e forza fisica: usava aste più lunghe e rigide di quelle degli altri concorrenti, ottenendo una migliore azione catapultante. Nominato miglior sportivo dell'Unione Sovietica per tre anni di fila: dal 1984 al 1986. Poi si è dedicato alla vita dirgenziale. Ed ha fatto carriera: dal 1999 è membro del Comitato Olimpico Internazionale, dal 2001 vice presidente della Iaaf (federazione internazionale di atletica). Dal 2002 è membro del parlamento ucraino ed è impegnato su questioni riguardanti le politiche giovanili, la cultura fisica, lo sport e il turismo. Ai membri del Cio, Bubka ha scritto di essere pienamente consapevole della responsabilità che il ruolo di presidente comporta e di sentirsi pronto grazie alle esperienze accumulate. Nella lettera di presentazione c'è di tutto un po': citazioni per Juan Antonio Samaranch, Jaques Rogge e per i valori cui tanto teneva il fondatore delle Olimpiadi moderne, Pierre de Coubertin.

Bubka sa vivere ed è il sesto candidato alla presidenza del Comitato olimpico internazionale, elezione il 10 settembre prossimo a Buenos Aires. Il successore di Jacques Rogge sarà scelto fra l'ex astista, appunto, Thomas Bach (ex schermidore tedesco, oro nel fioretto a squadre a Montreal '76), Ng Ser Miang(vice presidente Cio), Richard Carrion(uomo del marketing Cio), Wu Ching-kuo (presidente della boxe internazionale dilettanti) e Denis Oswald (bronzo olimpico a Mexico City nel canottaggio, numero uno di quella federazione internazionale). Insomma un campione e tanti coristi. Se valessero i reali meriti acquisiti nello sport attivo, non ci sarebbe gara. Purtroppo la politica dello sport è molto peggiore. E ingannatrice.