Buffon, l'elogio della follia: "Non voglio più rimpianti"

Il capitano azzurro lancia il messaggio alla squadra: "È già capitato di andare a casa senza sapere il perché"

Dal nostro inviato a Lione

Nessuno al mondo è arrivato a 200 presenze con la propria nazionale e probabilmente non ci arriverà nemmeno lui. Ma Gigi Buffon è ormai l'icona indiscussa dell'Italia. La maglia azzurra la indossò per la prima volta 5.344 giorni fa e da allora non ha avuto più rivali. Quel 29 ottobre 1997 cambiò completamente la sua carriera e come per tutti i miti che si rispettano fu una giornata irripetibile: si gioca nel gelo di Mosca e sotto la neve, Pagliuca si fa male dopo mezz'ora e tocca a lui, un quasi 20enne che da due stagioni difende la porta del Parma. Uno che da piccolo nemmeno avrebbe voluto stare tra i pali, ma giocare magari centravanti. Poi fu convinto dal padre a provare a mettere i guanti e da allora non li ha più tolti. «Non vedevo l'ora di debuttare in azzurro, ma certo quella non è la serata più adatta...», ha raccontato negli anni Buffon, che sfoderò una prestazione eccezionale in una sfida che ci valse la qualificazione a Euro 1998.

Raccontare la sua storia azzurra è come raccontare un pezzo di storia del paese, se è vero che nei suoi quasi 19 anni vissuti con la Nazionale si sono alternati ben 11 governi. 157 partite con sette ct diversi (saranno otto con Ventura a settembre), 13 gare nelle fasi finali dell'Europeo con altrettante reti subite, 13 incontri e mezzo al Mondiale - con l'infortunio alla prima con il Paraguay nel 2010 - con 10 gol incassati. L'apice con la Coppa alzata a Berlino, il flop in Portogallo nel 2004 e nei Mondiali sudafricano e brasiliani. E tante pagine scritte in tre Europei e cinque Mondiali. Un torneo continentale (quello del 2000) saltato per un infortunio alla mano proprio nell'ultimo test in Norvegia, un rigore sventato a Mutu in un'Italia-Romania del 2008 (era sempre il 13 giugno, come oggi), una quaterna rimediata dalla Spagna nell'ultima finale dell'Europeo a Kiev 4 anni fa. «Ora che ho 38 anni sono felice come a 24 e ho maggiore consapevolezza rispetto a prima, forse sono anche più forte - sottolinea Buffon che elogia Courtois, «punto di riferimento di chi si avvicina al mondo del calcio».

Stasera il Belgio rappresenta il suo ennesimo debutto. Sarà lui la chioccia di un gruppo che non fa certo del talento la sua peculiarità. «Significa che ho una certa esperienza visto che altri giocatori rappresentativi in altri ruoli non ci sono per infortunio - dice Gigi -. I punti chiave del gruppo sono avere un briciolo di sana follia e quel coraggio per osare durante la partita». Giorni fa Buffon aveva parlato di «mettere subito l'elmetto e partire all'assalto». «Ora devi essere più incudine che martello, ma dentro non ci sentiamo vittime sacrificali, oltre alla carta del pronostico, la fortuna è che il vero valore e giudizio lo darà il campo», così il numero uno della Juve. I complimenti di Hazard, che lo vorrebbe compagno di squadra, lo inorgogliscono («È uno dei pochi che può incidere e spaccare una partita»). Il pensiero del suo ultimo europeo, che è anche l'ultima occasione per eguagliare Dino Zoff campione continetale nel 1968, non lo intristisce. «Niente nostalgia, ma tanto entusiasmo, avendo questa età ho più consapevolezza di cosa vuol dire fare un Europeo. Qualunque sarà il nostro percorso e il nostro capolinea, mi auguro che non ci saranno rimpianti, perché è capitato di tornare a casa in passato senza sapere il perché, stavolta abbiamo messo anima e cuore e grande attenzione verso il mister». E il messaggio finale è chiaro: «Non sempre vincono i più forti, ma i più bravi, faremo in modo di esserlo».

MDD