C'è Rocco a riscaldare la minestra di Ancelotti

Sul web e non solo è già partito il dibattito. Carlo Ancelotti di ritorno a Milanello non finirà come i suoi illustri predecessori? E ancora: siamo sicuri che le minestre riscaldate hanno un buon sapore? Il popolo di fede milanista si è subito diviso in due partiti: quelli che hanno votato «fosse il cielo tornasse Carlo» e quelli che «al Milan i ritorni non hanno mai funzionato, vedi Kakà». Qui l'obiezione è immediata: un conto è il brasiliano tornato con qualche anno in più sulla schiena, un conto è chi deve dirigere i lavori di ricostruzione del Milan. Nella lunga e gloriosa storia del club rossonero c'è già una clamorosa eccezione: Nereo Rocco. Arrivò dal Padova, al seguito di Gipo Viani, vinse (a Wembley), cambiò squadra e tornò per riprendere il filo del successo con una serie di riciclati doc (Cudicini, Hamrin, Sormani, Malatrasi). La saggezza e la bonomia di Ancelotti ricordano molto il Paron con le sue folgoranti battute e il suo rapporto stretto, molto stretto, con lo spogliatoio che fu poi il punto di forza di quella stagione.

Nei tempi più recenti, due santoni dell'era berlusconiana, Arrigo Sacchi e Fabio Capello, fecero cilecca. Arrigo, richiamato dopo il naufragio di Tabarez, nel '96, ebbe il torto di immaginare che un gruppo logoro e invecchiato, potesse ancora sostenere i ritmi ossessivi del suo calcio. Stessa sorte per Fabio Capello, rientrato da Madrid su un cavallo bianco, per apparecchiare una costosissima rifondazione nell'estate del '97. Arrivarono olandesi (Kluivert, Davids e Bogarde), tedeschi (Ziege), croati (Smoje), fu allestita, per l'addio di Baresi, una difesa di colossi e don Fabio tuonò minaccioso: «Se prendiamo un gol di testa vi bastono». Pronti via e a Piacenza il Milan prese gol di testa da Delli Carri.

Ancelotti ha il Milan nel cuore. Il giorno di giugno 2009 in cui si congedò promise a un paio di amici: «Io tornerò». Non ha mai smesso di restare in contatto con l'ambiente, a Madrid si è trascinato un pezzo dello staff, William Vecchi e il preparatore Mauri, e conosce tutti a Milanello. Non ha vendette da consumare, come capitò invece a Capello. Potrebbe anche recuperare qualche sodale, Rino Gattuso, per insegnare ai più il senso d'appartenenza. E come accadde nella precedente esperienza (s'invento l'alberello di Natale, sistema di gioco con una punta e due mezze punte alle spalle) senza incorrere nell'ira funesta del suo presidente. Che gli ha già promesso carta bianca come si conviene a chi ha dimostrato a Londra, Parigi e Madrid di essere qualcosa in più di un semplice bravo allenatore.