C'è un'Italia in via d'estinzione aggrappata a volley e Settebello

Solo quattro nazionali azzurre a Londra, un crollo verticale rispetto al passato. Pallavolo e pallanuoto da medaglia, ma anche per loro il futuro è preoccupante

Armate perdute. Lo sport di squadra che rappresenta una scuola non sembra più terra di conquista per l'Italia che marcia infelice verso l'Olimpiade di Londra sapendo di avere i programmi sportivi scolastici peggiori di questa Europa al collasso, angosciata dall'idea che a parte i marciatori e il nuoto, la scherma che ci ha dato e ci darà tantissimo, vivremo i Giochi londinesi nel sottoscala.
Sembra stampato ieri il manifesto alla gioia delle Olimpiadi ateniesi nel 2004, bronzo nel calcio, argento per basket e pallavolo maschile, oro della pallanuoto femminile, 8 squadre fra le prime otto visto che c'erano anche baseball e softball ora esclusi dal programma elefantiaco dei Giochi. Sentiamo ancora il tintinnare dei calici per chi si vantava di avere un sistema sportivo di vertice, pur sapendo che sotto, alla base, non c'era quasi più niente.
Pechino 2008 ci mandò a casa senza niente o quasi: quinta la squadra di calcio, come la pallavolo femminile, sempre maledetta la squadra di volley maschile bruciata dall'argento di Atlanta '96, infelice per il bronzo di Sydney 2000 ,dove il basket fece il suo canto triste per un quinto posto da peccatori campioni d'Europa in carica che regalarono all'Australia la loro arte, consolata in parte dall'argento in Grecia, male la pallanuoto maschile che non va più sul podio dall'oro di Barcellona '92 e dal bronzo americano 4 anni dopo. Nessuna medaglia in Cina ed era solo l'inizio della grande crisi che oggi ci vede portare a Londra soltanto le due squadre di pallavolo e quelle della pallanuoto nel ricordo dell'oro del Settebello dove c'era Cesare Rubini, entrato nella casa della gloria mondiale per il gioco che amava e per il basket che lo rese quasi ricco e famoso.
Diceva un doge veneziano interpretato dal poeta inglese Byron che il ricordo della felicità non è più felicità, mentre il ricordo del dolore è ancora dolore. Siamo addolorati per non avere una squadra di calcio nel torneo anche se i padroni delle Leghe si fregano le mani per non dover aspettare i reduci dai Giochi, per l'assenza del basket che in questi giorni prepara una difficile qualificazione europea in quarta fascia, triturato dalle troppe società costrette a chiudere per mancanza di fondi, facciamo fatica ad illuderci anche se le uniche quattro squadre qualificate sono tutte pronte per arrivare al titolo olimpico: pallavolo donne e pallanuoto maschile più delle altre due, ma l'illusione resta, e anche l'inganno, perché siamo in piena crisi nella ricerca dei talenti. Certo potrebbero salvarci Schwazer e soprattutto il nuoto da un posto dietro la lavagna negli sport veramente universali, ma le braghe di tela dello sport di squadra ci tengono nell'angoscia.
Abbiamo lasciato morire i vivai dando tutta la colpa alle nuove regole innescate dal processo Bosman, l'elefantiasi dello sport professionistico ci ha rubato il piacere del reclutamento e dell'insegnamento e se il calcio ha una calamita ancora forte per attirare i talenti, per gli altri è crisi e non è detto che le medaglie per pallavolo e pallanuoto a Londra possano salvare sport che perdono società, sponsor, discipline sane tecnicamente, ma molto malate nei bilanci. Non giocare alle Olimpiadi può capitare, ma la sensazione sgradevole è che per molti sport di squadra non ci siano più certezze e se non hai mezzi per invogliare i ragazzi ad andare in palestra, sul campo, allora cammini fra le nuvole perché molti fingono di non accorgersi che la metastasi non si potrà più combattere soltanto con la chemio del mecenate. Chiudono in troppi e in troppi tagliano gli stipendi soprattutto agli allenatori che dovrebbero educare i talenti. Il basket è nel suo girone infernale, gli altri, almeno, cercano un rimedio, ma del domani non esistono certezze e il dopo Londra non esisterà anche se dovessero arrivare le medaglie, perché il sistema è al collasso e lo sport non ha davvero amici che lo aiutino ad essere quello che dovrebbe in una società moderna, emancipata.